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art 2 cp

 articolo 2 del codice penale,la successione delle leggi penali con la giurisprudenza di legittimità

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ART 2 CP
Successione di leggi penali

Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato [25 2 Cost.].
Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.
Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell'articolo 135.
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile [c.p.p. 648].
Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti.
Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti.

Cassazione penale sez. VI 10 ottobre 2012 n. 40110 (grassetto corsivo

In tema di mandato di arresto europeo, per la sussistenza del requisito della doppia punibilità di cui all'art. 7 della L. n. 69 del 2005 è sufficiente che l'ordinamento italiano contempli come reato il fatto per il quale la consegna è richiesta al momento della proposizione della domanda da parte dello Stato di emissione, mentre non è necessaria la rilevanza penale del medesimo alla data della sua commissione. (Fattispecie relativa ad una consegna richiesta dalle autorità romene per il reato di guida senza patente, commesso in epoca antecedente all'entrata in vigore in Italia del D.L. 3 agosto 2007, n. 117, conv. nella L. 2 ottobre 2007, n. 160, in cui la S.C. ha ritenuto irrilevanti le modifiche precedentemente intervenute in merito al carattere amministrativo o penale della sanzione, attesa la natura penale di quest'ultima al momento della decisione). (corsivo

Cassazione civile sez. un. 10 agosto 2012 n. 14374


L'avvenuta abrogazione dei divieti già tipizzati nel codice deontologico non può elidere l'antigiuridicità delle condotte pregresse, secondo la regola della retroattività degli effetti derivanti dall'abolitio criminis e dell'applicazione del principio del favor rei ai procedimenti in corso. In tema di responsabilità disciplinare, infatti, l'illecito è riconducibile al genus degli illeciti amministrativi per i quali - in difetto dell'eadem ratio - non trova applicazione in via analogica il principio del favor rei sancito dall'art. 2 c.p., bensì quello del tempus regit actum (nella specie, un avvocato era stato sanzionato disciplinarmente per costituzione di una società di fatto e per violazione del divieto di patto di quota lite per aver commesso le infrazioni antecedentemente all'entrata in vigore del d.l. n. 223/06 convertito con legge n. 248/2006).

Cassazione penale sez. IV 24 maggio 2012 n. 36291

Ai fini dell'applicazione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità - previsto dall'art. 186, comma nono bis, c.d.s, introdotto dall'art. 33 legge n. 120 del 2010 - ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore e concernenti guida in stato di ebbrezza, occorre considerare che, per il reato di cui all'art. 186, comma secondo, lett. c), c.d.s., pur trattandosi di norma complessivamente più favorevole all'imputato, il favor è determinato dalla previsione della estinzione del reato nel caso di buon esito della misura sostitutiva, mentre nella nuova previsione la durata della sanzione principale è superiore a quella previgente (minimo edittale aumentato da tre a sei mesi di arresto). Né il giudice può combinare un frammento normativo della legge previgente e un frammento normativo di quella successiva secondo il criterio del favor rei, giacché in tal modo verrebbe ad applicarsi una terza fattispecie di carattere intertemporale non prevista dal legislatore, in violazione del principio di legalità. Pertanto, qualora sia applicato il nuovo trattamento sanzionatorio, esso deve essere applicato nella sua integralità.

Cassazione penale sez. I 15 maggio 2012 n. 27621

In tema di reati fallimentari, continuano ad integrare reato i fatti di bancarotta per i quali sia intervenuta la dichiarazione d'ufficio del fallimento, benché non più possibile a seguito della sua abolizione ad opera del D.Lgs. n. 5 del 2006.

Cassazione penale sez. un. 19 aprile 2012 n. 34472


Il giudice, chiamato ad applicare una legge di interpretazione autentica, non può qualificarla come innovativa e circoscriverne temporalmente, in contrasto con la sua "ratio" ispiratrice, l'area operativa, perchè finirebbe in tal modo per disapplicarla, mentre l'autorità imperativa e generale della legge gli impone di adeguarvisi, il che delinea il confine in presenza del quale ogni diversa operazione ermeneutica deve cedere il passo al sindacato di legittimità costituzionale. (In applicazione del principio la S.C. ha dichiarato d'ufficio rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 7 e 8 del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito dalla legge 19 gennaio 2001, n. 4, in riferimento agli articoli 3 e 117, comma primo, della Costituzione - quest'ultimo in relazione all'articolo 7 della Convenzione EDU-, <<nella parte in cui le disposizioni interne operano retroattivamente, e, più specificamente, in relazione alla posizione di coloro che, pur avendo formulato richiesta di giudizio abbreviato nella vigenza della sola legge n. 479 del 1999, sono stati giudicati successivamente, quando cioè, a far data dal pomeriggio del 24 novembre 2000 - pubblicazione della Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell'art. 2 r.d. n. 1252 del 7 giugno 1923 -, era entrato in vigore il citato D.L., con conseguente applicazione del più sfavorevole trattamento sanzionatorio previsto dal medesimo decreto>>, ritenendo impraticabile un'interpretazione della predetta normativa interna conforme all'articolo 7 Convenzione EDU, nell'interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo).

Cassazione penale sez. un. 29 marzo 2012 n. 25457

In caso di annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per non essere il fatto previsto dalla legge come reato, ma solo come illecito amministrativo, il giudice non ha l'obbligo di trasmettere gli atti all'autorità amministrativa competente a sanzionare l'illecito amministrativo qualora la legge di depenalizzazione non preveda norme transitorie analoghe a quelle di cui agli artt. 40 e 41 legge 24 novembre 1981, n. 689, la cui operatività è limitata agli illeciti da essa depenalizzati e non riguarda gli altri casi di depenalizzazione.

Cassazione penale sez. III 22 febbraio 2012 n. 15732

La modifica normativa apportata dalla l. 3 dicembre 2010 n. 205 all'art. 258 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152 ha determinato il venir meno della punibilità della condotta di trasporto di rifiuti senza formulario o con formulario con dati incompleti o inesatti non più sanzionata penalmente in quanto non riconducibile né alle previsioni del nuovo testo dell'art. 258 né alla fattispecie introdotta con l'art. 260 bis, che opera un riferimento alla scheda Sistri e non ai precedenti formulari con la conseguenza che, in applicazione dei principi fissati dall'art. 2 c.p. le condotte poste in essere devono essere ritenute non più riconducibili all'ipotesi di reato contemplate dalla disciplina previgente.

Cassazione penale sez. un. 29 settembre 2011 n. 491

L'esclusione del vincolo di solidarietà conseguente all'abrogazione dell'art. 535, comma 2, c.p.p., non ha effetto sulle statuizioni di condanna alle spese emesse anteriormente in tal senso e passate in giudicato, e ciò non per la natura processuale della suddetta disposizione abrogatrice, cui va invece riconosciuta natura di norma sostanziale, bensì in forza della preclusione di cui all'ultimo inciso del comma 4 dell'art. 2 c.p.

Cassazione penale sez. I 23 settembre 2011 n. 36446


La nuova formulazione del reato di ingiustificata inosservanza dell'ordine di allontanamento del questore di cui all'art. 14 comma 5 ter d.lg. n. 286 del 1998, introdotta a seguito del d.l. 23 giugno 2011 n. 89, conv., con modif., nella l. 2 agosto 2011 n. 129 - recante disposizioni urgenti per completare l'attuazione della direttiva comunitaria concernente la libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari - non può ritenersi in continuità normativa con la precedente fattispecie di reato (non più applicabile nell'ordinamento a seguito della sentenza della C. giust. Ue, 28 aprile 2011, E.D.), dando luogo pertanto ad una nuova incriminazione, applicabile solo ai fatti verificatisi dopo l'entrata in vigore della normativa sopra citata. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha disposto l'annullamento senza rinvio dell'impugnata sentenza, ritenendo che il fatto non è previsto dalla legge come reato).





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