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art 3 cp

Articolo 3 del Codice Penale: obbligatorietà della legge penale con la giurisprudenza di legittimità

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ART 3 CP
Obbligatorietà della legge penale

La legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale.
La legge penale italiana obbliga altresì tutti coloro che, cittadini o stranieri si trovano all'estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto internazionale.

Cassazione penale sez. V - 19 settembre 2012 n. 46340

L'immunità penale dell'agente consolare straniero, prevista dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 marzo 1963, ratificata e resa esecutiva in Italia con l. 9 agosto 1967 n. 804, è più circoscritta di quella diplomatica disciplinata dalla Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961 ed è limitata agli atti compiuti nell'esercizio della funzione consolare.
Colui che, quale organo di uno Stato straniero, ponga in essere "iure imperii" atti previsti dalla legge italiana come reato è soggetto alla giurisdizione penale italiana, non essendo rinvenibile nel diritto internazionale una norma consuetudinaria che riconosca in tal caso una immunità funzionale in materia penale. (solo corsivo


Cassazione penale sez. VI - 28 gennaio 2009 n. 22700


L'art. 3 c.p. sancisce il principio dell'obbligatorietà della legge penale, per cui tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato sono tenuti ad osservarla. La rilevanza della disciplina e le ragioni di carattere generale su cui si fonda escludono che possa esservi apportata qualsiasi deroga non espressamente prevista dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale e implicano che le tradizioni etico-sociali di coloro che sono presenti nel territorio dello Stato, di natura essenzialmente consuetudinaria benché nel complesso di indiscusso valore culturale, possano essere praticate solo fuori dall'ambito di operatività della norma penale. Il principio assume particolare valore morale e sociale allorché - come nella specie - la tutela penale riguardi materie di rilevanza costituzionale, come la famiglia, che la legge fondamentale dello Stato riconosce quale società naturale, ordinata sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art. 29 cost.), uguaglianza che costituisce pertanto un valore garantito, in quanto inserito in un ordinamento incentrato sulla dignità della persona umana e sul rispetto e la garanzia dei diritti insopprimibili a lei spettanti (nella specie, il ricorrente, un marocchino imputato del reato di cui all'art. 572 c.p. per maltrattamenti nei confronti della moglie, aveva basato la propria tesi difensiva sul fatto che i coniugi erano portatori di cultura, religione e valori differenti da quelli italiani, tali da influire sotto il profilo sia della gravità del reato che dell'entità della pena e sulla sussistenza delle attenuanti generiche).
In Italia le tradizioni di alcuni popoli di relegare le proprie donne in un ruolo subordinato, di vessarle e sottoporle a violenza integrano il reato di maltrattamenti in famiglia.

Cassazione penale sez. I - 19 giugno 2008 n. 25972


In tema di reati commessi da un militare straniero appartenente ad una forza multinazionale, deve escludersi la giurisdizione del giudice italiano, cosi come quella dello Stato territoriale, in ordine ai reati di omicidio e tentato omicidio in continuazione commessi nello Stato di soggiorno in danno di cittadini italiani, dovendosi ritenere la giurisdizione esclusiva dello Stato d'invio, in applicazione del principio di diritto internazionale consuetudinario della immunità funzionale o "ratione materiae" dell'individuo-organo dello Stato straniero per gli atti eseguiti "iure imperii" nell'esercizio delle funzioni di guardia e controllo a un posto di blocco.

In tema di immunità funzionale o "ratione materiae" dell'individuo-organo dello Stato straniero dalla giurisdizione penale, per gli atti eseguiti "iure imperii" nell'esercizio dei compiti e delle funzioni a lui attribuiti, deve ritenersi che tale immunità trovi un limite nelle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, ossia in quei crimini lesivi dei diritti inviolabili di libertà e dignità della persona umana.

Cassazione penale sez. I - 07 novembre 2007 n. 44306

In tema di illeciti penali commessi a bordo di una nave straniera, sussiste la giurisdizione dello Stato italiano in relazione a fatti idonei ad interferire nella vita della comunità costiera: pertanto, è compito del giudice verificare in concreto se dal fatto contestato siano derivate conseguenze estesesi allo Stato rivierasco ovvero se il medesimo fatto sia stato di per sé idoneo a turbare la pace pubblica del Paese o il buon ordine del mare territoriale, dovendosi escludere, in entrambe le ipotesi, il difetto di giurisdizione dell'Autorità giudiziaria italiana. (In motivazione, la S.C. ha affermato che con la ratifica della Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 - art. 19 -, lo Stato italiano ha rinunciato alla giurisdizione in relazione ad illeciti penali commessi a bordo di una nave straniera che abbiano rilevanza solo all'interno della comunità viaggiante sulla stessa; richiamando anche la prassi internazionale, la Corte, inoltre, ha precisato che per riconoscere la giurisdizione dello Stato costiero devono farsi riferimento al requisito del "disturbo effettivo" e a quello del "disturbo morale", quest'ultimo relativo a fatti la cui natura è solo potenzialmente idonea a turbare l'ordine pubblico e la sicurezza della comunità territoriale; nel caso di specie, è stata ritenuta la giurisdizione dello Stato italiano in considerazione delle ripercussioni all'esterno del fatto contestato - un tentato omicidio - e dell'allarme creato nella comunità locale, evidenziato dall'attivazione dell'apparato sanitario di emergenza e dell'apparato di polizia).

Cassazione penale sez. V - 18 maggio 2004 n. 28006

Al reato di diffamazione a mezzo stampa, anche se aggravato dall'attribuzione di un fatto specifico (ex art. 13 l. 47 del 1948), anche se commesso prima dell'entrata in vigore del d.lg. n. 274 del 2000, è comunque applicabile la disciplina sanzionatoria più favorevole dettata dall'art. 52 d.lg. n. 274 del 2000, in applicazione del generale principio di cui all'art. 3, comma 2 c.p., a condizione che esso sia stato accertato con sentenza non ancora passata in giudicato.

Uff. Indagini preliminari Milano 19 novembre 1999

L'abrogazione dell'art. 341 c.p. non è riconducibile all'ipotesi di "abolitio criminis" di cui all'art. 2 comma 2 c.p., in quanto la norma abrogata ha carattere speciale rispetto a quella più generale di cui agli art. 594 e 61 n. 10 c.p. (ingiuria aggravata). L'ipotesi rientra invece nella previsione di cui all'art. 2 comma 3 c.p., in quanto la norma generale che trova ora applicazione ai fatti di lesione dell'onore del p.u. è norma sicuramente più favorevole rispetto all'art. 341 c.p., sia con riferimento alla minor pena edittale prevista, sia con riferimento al regime di procedibilità a querela di parte anziché d'ufficio. Pertanto, se al momento dell'entrata in vigore della l. 25 giugno 1999 n. 205 il giudizio è ancora in corso, va dichiarata l'improcedibilità dell'azione penale per difetto di querela, mentre nel caso in cui sia intervenuta sentenza irrevocabile di condanna, appare preclusa l'applicabilità della norma più favorevole.






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