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art. 5 c.p.

articolo 5 del codice penale - Ignoranza della legge penale con la giurisprudenza di legittimità 
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art. 5 c.p. Ignoranza della legge penale

Nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale.

n.b. La Corte costituzionale, sentenza 24 marzo 1988, n. 364, ha dichiarato l’illegittimità di questo articolo nella parte in cui non esclude dall’inescusabilità dell’ignoranza della legge penale l’ignoranza inevitabile.

Cassazione penale sez. IV 26 giugno 2012 n. 33176 (GRASSETTO CORSIVO

Non può essere invocata l'esclusione di colpevolezza per errore di diritto dipendente da ignoranza inevitabile della legge penale determinata da giurisprudenza non conforme o dalla non chiara interpretazione del dettato normativo sulla regola di condotta da seguire, poiché, in caso di dubbio, si determina un obbligo di astensione dal porre in essere una condotta che non si sa se sia lecita o no. (Nella specie, è stata esclusa l'applicabilità del principio dell'ignoranza incolpevole nei confronti di soggetto condannato per il reato di coltivazione di piantine da stupefacente, che assumeva, a conforto della prospettata buona fede, l'incertezza dell'interpretazione giurisprudenziale sul tema).

Cassazione penale sez. VI 15 giugno 2012 n. 33590

L'ignoranza circa l'obbligo di comunicazione alla polizia tributaria delle variazioni patrimoniali da parte del condannato per reati di criminalità organizzata non esclude il dolo del reato, atteso che l'art. 30 l. n. 646 del 1982, che impone tale obbligo, è la norma integratrice del precetto penale, ancorché la sanzione per la sua violazione sia contenuta nel successivo art. 31 della stessa legge.

Cassazione penale sez. VI 17 maggio 2012 n. 30778

Non sussiste l'elemento soggettivo del reato di cui all'art. 651 cod. pen. se il rifiuto dell'imputato di declinare le proprie generalità sia determinato dalla convinzione che, in base alla normativa regolante i diritti delle minoranze linguistiche, sussista il diritto di ricevere qualsiasi comunicazione, anche verbale, nella propria lingua. (Fattispecie relativa ad un cittadino italiano di lingua slovena).

Cassazione penale sez. VI 28 marzo 2012 n. 12089

Ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo del reato di maltrattamenti familiari (nella specie, nei confronti della figlia minorenne perché non in grado di ripetere perfettamente a memoria i versi del Corano) non rileva la supposta finalità educativa fondata sul codice etico-religioso del padre di religione musulmana, trattandosi di violazione dei diritti inviolabili della persona i quali rappresentano uno "sbarramento invalicabile" contro l'introduzione di consuetudini, prassi e costumi "antistorici" contrastanti con i diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione.

Cassazione penale sez. IV 24 gennaio 2012 n. 17752

Il frazionamento in molti e diversi siti internet di consigli per la coltivazione della canapa indiana al fine di ottenere la produzione di stupefacenti, di modo che ogni singolo sito assuma un aspetto commerciale asettico e solo dall'unione degli stessi appaia il reale intento di diffondere la coltivazione della canapa indiana, nonché gli avvertimenti in merito all'illegalità delle informazioni diffuse, così da assicurarsi l'impunità, sono elementi che permettono di ritenere che l'imputato sia consapevole della rilevanza penale della sua condotta (cassata, nella specie, la decisione dei giudici di appello che avevano assolto l'imputato dal reato di cui all'art. 82 d.P.R. 309/90, sostenendone la buona fede).

Cassazione penale sez. IV 18 gennaio 2012 n. 6405

In caso di incidente stradale, l'errore sull'interpretazione della segnaletica, da parte dell'automobilista, si risolve in un irrilevante errore di diritto, sotto il profilo dell'errore su norma extrapenale che integra quella penale (nella specie, quella di cui all'art. 589 c.p.) ai sensi dell'art. 47, comma 3, c.p. (Da queste premesse, in un procedimento per omicidio colposo conseguente a incidente stradale, ove uno dei profili di colpa atteneva alla violazione dei limiti di velocità previsti nei centri abitati, la Corte ha escluso rilevanza alla tesi difensiva che mirava a escludere l'addebito di colpa specifica sostenendo l'errore inevitabile e, quindi, scusabile, in cui sarebbe incorso l'automobilista in conseguenza della presenza di un cartello recante la scritta "Arrivederci a Diamante", tale, asseritamente, da averlo indotto a credere "in buona fede" di essere fuoriuscito dal perimetro urbano: la Corte, nell'affermare l'irrilevanza dell'errore, ha evidenziato che, nel codice della strada, il cartello di "fine centro abitato" risulta tipizzato nell'art. 131 e non ammette equipollenti, conseguendone che cartelli non rispondenti alle caratteristiche di legge non potevano valere a ingenerare nell'automobilista il legittimo convincimento di essere fuoriuscito dal perimetro urbano).

In tema di circolazione stradale, la segnaletica di località sia di inizio che di fine centro abitato, in virtù del combinato disposto di cui agli art. 131 commi 4 e 6 d.P.R. n. 495 del 1992, incide direttamente sulla disciplina della guida in riferimento al limite di velocità, di guisa che l'errore sulla interpretazione di detta segnaletica, tipizzata per forme e colori, si risolve in un irrilevante errore di diritto, sub specie di errore su norma extrapenale che integra la norma penale - nella specie la previsione di cui all'art. 589 cod. pen. - ai sensi dell'art. 47, comma terzo, cod. pen. (Fattispecie relativa alla responsabilità dell'imputato, in ordine al reato di cui all'art. 589 cod. pen., escludendo che un cartello che non risponde alle caratteristiche tipizzate dalla legge e recante la dicitura 'arrivederci a..." valga ad ingenerare nell'automobilista il legittimo convincimento di essere fuoriuscito dal perimetro urbano, integrando l'errore scusabile).

In tema di colpa specifica costituita dall'inosservanza del limite di velocità stabilito per i centri abitati, non può ritenersi scusabile, in base alla declaratoria di parziale incostituzionalità dell'art. 5 c.p. pronunciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 364/1988, la condotta di chi, in assenza dello specifico segnale di "fine centro abitato", quale previsto dall'art. 131, comma 6, regolamento di esecuzione e attuazione c.strad. emanato con d.P.R. 16 dicembre 1992 n. 495, superi il limite in questione avendo interpretato come equivalente al suddetto segnale un cartello recante la dicitura "Arrivederci a" seguita dall'indicazione della città attraversata.

Cassazione penale sez. II 23 novembre 2011 n. 46669

L'incertezza derivante da contrastanti orientamenti giurisprudenziali nell'interpretazione e nell'applicazione di una norma, non abilita da sola ad invocare la condizione soggettiva d'ignoranza inevitabile della legge penale; al contrario, il dubbio sulla liceità o meno deve indurre il soggetto ad un atteggiamento più attento, fino cioè, secondo quanto emerge dalla sentenza 364 del 1988 della Corte Costituzionale, all'astensione dall'azione se, nonostante tutte le informazioni assunte, permanga l'incertezza sulla liceità o meno dell'azione stessa, dato che il dubbio, non essendo equiparabile allo stato d'inevitabile ed invincibile ignoranza, è inidoneo ad escludere la consapevolezza dell'illiceità. (Fattispecie in tema di usura, nella quale la Suprema Corte, in difetto di un orientamento giurisprudenziale di legittimità che ritenesse illecita la prassi bancaria oggetto di contestazione in tema di determinazione del tasso soglia - emerso soltanto dopo lo svolgersi dei fatti - ha ritenuto che nessuna censura potesse essere posta a carico degli imputati, presidenti di banche).

Cassazione penale sez. V 30 settembre 2011 n. 44107

L'ignoranza delle modalità, previste dalla legge n. 194/78, per la realizzazione legittima di una condotta volontariamente abortiva non può che costituire ignoranza della legge penale, ai sensi dell'art. 5 c.p., in linea di principio incapace di escludere la responsabilità (confermata, nella specie, la condanna inflitta ad una donna che aveva assunto una medicina capace di farle raggiungere il risultato perseguito di abortire al di fuori del rispetto delle modalità stabilite dalla legge n. 194/78).

Cassazione penale sez. VI 22 giugno 2011 n. 43646

L'errore di diritto inevitabile esclude la colpevolezza anche quando cada sulla norma extrapenale integratrice.

La valutazione dell'inevitabilità dell'errore di diritto, rilevante ai fini dell'esclusione della colpevolezza, deve tenere conto tanto dei fattori esterni che possono aver determinato nell'agente l'ignoranza della rilevanza penale del suo comportamento, quanto delle conoscenze e delle capacità del medesimo. (Fattispecie relativa al reato di concorso della madre dell'infante nel delitto di cui all'art. 348 c.p., avente ad oggetto la ritenuta rilevanza dell'ignoranza della natura medica della circoncisione praticata per motivi rituali e della conseguente necessità che ad effettuarla sia un soggetto abilitato all'esercizio della professione medica, e ciò per essere quella madre di recente immigrata da un paese straniero in cui tale pratica è diffusa per tradizione etnica, dalla quale la stessa è risultata essere fortemente influenzata in ragione del suo basso grado di cultura).

Cassazione penale sez. V 28 ottobre 1997 n. 10496

In tema di reati commessi col mezzo della stampa periodica, ad escludere la responsabilità del direttore nel periodo in cui gode delle ferie spettantigli è sufficiente, senza ricorrere alla procedura prevista per i radicali mutamenti di cui agli art. 5 e 6 l. n. 47 del 1948, la preventiva indicazione nello stesso giornale della persona che lo sostituisca in modo che sia ricostituita una struttura dell'organico del giornale, in via provvisoria, tale da assicurare il controllo e da consentire l'individuazione della persona che risponde in caso di mancato esercizio dello stesso.

Cassazione penale sez. un. 09 luglio 1997 n. 7739

Il giustificato motivo, previsto dall'art. 4 comma 3 l. n. 110 del 1975, la cui presenza autorizza il porto dell'arma, può essere riconosciuto solo tenendo conto della natura dell'oggetto, della normale funzione dello stesso, delle condizioni soggettive del portatore e dei luoghi dell'accadimento. La buona fede del soggetto agente si traduce in un errore sul significato di giustificato motivo, e quindi in un errore sulla norma incriminatrice che, secondo il principio generale affermato dall'art. 5 c.p. non ha efficacia scusante.





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