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art. 7 c.p.
Articolo 7 del Codice penale. Reati commessi all'estero con la giurisprudenza di legittimità
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art. 7 c.p.- Reati commessi all'estero


È punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:

1) delitti contro la personalità dello Stato;

2) delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto;

3) delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano;

4) delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;

5) ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono l’applicabilità della legge penale italiana.


Cassazione penale sez. fer. 13 agosto 2012 n. 32779

In relazione al reato di corruzione internazionale commesso da un cittadino italiano all'estero, per poter affermare la giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana occorre avere riguardo alla disciplina dettata dall'art. 9 c.p., non potendosi utilmente invocare il disposto dell'art. 7, numero 5, c.p.

Cassazione penale sez. VI 25 gennaio 2012 n. 9119

In tema di estradizione per l'estero, la commissione del reato in Italia non esclude la concorrente giurisdizione straniera, né impedisce l'estradizione fondata sulla Convenzione europea del 1957, in virtù della quale siffatta ipotesi può dar luogo solo al rifiuto facoltativo di estradizione (ex art. 7), che non è di competenza dell'autorità giudiziaria, ma rientra nelle attribuzioni esclusive del Ministro della Giustizia (v. Corte cost., n. 58 del 1997). (Fattispecie relativa ad una richiesta di estradizione avanzata dalle autorità albanesi per un reato di sfruttamento aggravato della prostituzione di una cittadina albanese, commesso interamente in Italia da un suo concittadino e giudicato con sentenza contumaciale di condanna dalle autorità giudiziarie dello Stato richiedente).

Cassazione civile sez. II 25 novembre 2010 n. 23937

In tema di competenza, ove il giudice di pace, adito con domanda rientrante nella sua competenza per materia (nella specie, relativa al rispetto delle distanze legali nella piantagione di alberi), sia investito, in via riconvenzionale, di una domanda eccedente la sua competenza per valore o per materia (nella specie, di accertamento di usucapione), egli è tenuto, non operando la translatio iudicii a norma dell'art. 36 c.p.c., a trattenere la causa principale, separando la causa riconvenzionale per la quale non è competente; né possono assumere rilevanza, in contrario, le disposizioni del sesto e del comma 7 del novellato art. 40 c.p.c., poiché esse non prevedono l'ipotesi in cui le predette domande siano proposte sin dall'inizio davanti al giudice di pace, nel qual caso rimane ferma la competenza funzionale e inderogabile del medesimo per la causa principale.

Cassazione penale sez. I 05 maggio 2010 n. 32960

In tema di reati consumati in acque internazionali, per i quali vi sia un rapporto di connessione con reati commessi nel mare territoriale, il diritto di inseguimento e il principio della cosiddetta "presenza costruttiva" consentono - in virtù dell'art. 23 della "Convenzione di Ginevra sull'alto mare del 29 aprile 1958", ratificata con legge 8 dicembre 1961, n. 1658 - di inseguire una nave straniera che abbia violato le leggi dello Stato rivierasco, purchè l'inseguimento stesso sia iniziato nel mare territoriale, o nella zona contigua, e sia proseguito ininterrottamente nelle acque internazionali, fino all'intercettamento dell'imbarcazione inseguita. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso la giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana in relazione al reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, rilevando che l'inseguimento di una motonave turca utilizzata per il trasporto dei cittadini extracomunitari è avvenuto oltre lo spazio delle acque territoriali, e che la Turchia, quale Stato di bandiera della predetta motonave, non ha mai aderito alla Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982, ratificata con legge 2 dicembre 1994, n. 689).

Rispetto ad un fatto avvenuto su nave straniera oltre il limite delle acque territoriali non sussiste la giurisdizione del giudice italiano ai sensi degli art. 6 e 7 c.p. e del principio della bandiera, enunciato nell'art. 19 della convenzione di Ginevra sull'alto mare del 29 aprile 1958 e dell'art. 97 della convenzione di Montego Bay sul diritto del mare del 10 dicembre 1982. Non è applicabile nei confronti di cittadini o navi di Stati non parti della convenzione l'istituto della zona contigua previsto dall'art. 33 della convenzione di Montego Bay.

Cassazione penale sez. VI 24 settembre 2008 n. 43848

È perseguibile secondo la legge italiana, ai sensi dell'art. 7, n. 4 cod. pen. l'appuntato dei carabinieri, in servizio presso una sede diplomatica italiana all'estero, che si attivi, dietro compenso, per procurare visti d'ingresso illegale in Italia a cittadini extracomunitari.

Cassazione penale sez. I 19 giugno 2008 n. 31171

Non sussiste la giurisdizione penale dello Stato italiano, né quella dello Stato territoriale, bensì quella esclusiva degli Stati Uniti d'America, in relazione ad un reato commesso in Iraq ai danni di un cittadino italiano da parte di personale militare degli Stati Uniti d'America, partecipante alla Forza Multinazionale operante in quel territorio, nell'esercizio dei compiti e delle funzioni ad esso attribuiti, qualora il fatto contestato non rivesta le caratteristiche proprie della "grave violazione" del diritto internazionale umanitario. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto il difetto della giurisdizione penale del giudice italiano, avendo escluso la configurabilità di un "crimine contro l'umanità" o di un "crimine di guerra" nell'uccisione e nel ferimento di cittadini italiani, commessi la notte del 4 marzo 2005 ad opera di un soldato in servizio al posto di blocco presso l'aeroporto di Baghdad ed appartenente al contingente militare USA, dislocato in Iraq con la Forza Multinazionale, che aveva esploso numerosi colpi di arma da fuoco contro l'autovettura, in avvicinamento veloce, sulla quale essi viaggiavano).

Corte europea diritti dell'uomo sez. V 12 luglio 2007

L'obbligo al perseguimento e alla punizione del genocidio si ricava dalla convenzione sul Genocidio e fa parte delloo ius cogenss, sicché non è limitato dalle regole sulla giurisdizione territoriale. Anche se l'art. 7 ((nullum crimen sine legee) proibisce l'interpretazione analogica della legge penale, tuttavia (§ 101 della sentenza) "in ogni sistema di legge, incluso nel diritto penale, a prescindere dalla chiarezza di una norma, c'è un elemento inevitabile di interpretazione giudiziale. Ci sarà sempre il bisogno di una spiegazione di punti dubbiosi e di adattamento in considerazione del mutamento delle circostanze". L'art. 7, conseguentemente, non può essere interpretato come proibizione della "graduale chiarificazione" delle norme incriminatrici attraverso l'interpretazione, a condizione che tale sviluppo sia coerente con "l'essenza" della incriminazione e potesse essere ragionevolmente prevedibile.





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