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Art. 8 c.p.
Articolo 8 del Codice penale. Delitto politico commesso all'estero con la giurisprudenza di legittimità

codice_penale.jpgArt. 8 c.p. Delitto politico commesso all’estero.

Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell’articolo precedente, è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia.

Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la querela.

Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. È altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.

Cassazione penale sez. VI 19 gennaio 2011 n. 10088

In tema di reati associativi, per determinare la sussistenza della giurisdizione italiana occorre verificare in quale luogo è divenuta concretamente operativa la struttura dell'associazione, potendosi attribuire importanza anche al luogo in cui sono stati realizzati i singoli delitti commessi in attuazione del programma criminoso, quando essi stessi rivelino, per il numero e la consistenza, il luogo di operatività della predetta struttura. (Fattispecie in tema di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti).

Cassazione penale sez. I 10 giugno 2009 n. 27676

Il reato di ingiustificata inosservanza dell'ordine di lasciare il territorio dello Stato, impartito dal questore allo straniero espulso, ha natura permanente, sicché, ai fini delle determinazione della competenza per territorio, deve farsi riferimento al luogo in cui si trova lo straniero alla scadenza del termine di cinque giorni stabilito per l'ottemperanza e, qualora tale luogo non sia conosciuto, devono trovare applicazione i criteri suppletivi previsti dall'art. 9 c.p.p. (Nel caso di specie, la competenza per territorio è stata riconosciuta in capo al giudice del luogo in cui era stato accertato il reato con l'arresto dello straniero, trattandosi del luogo dove aveva sede l'ufficio del P.M. che per primo aveva iscritto la notizia nel registro di cui all'art. 335 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I 19 giugno 2008 n. 25972

In tema di reati commessi da un militare straniero appartenente ad una forza multinazionale, deve escludersi la giurisdizione del giudice italiano, cosi come quella dello Stato territoriale, in ordine ai reati di omicidio e tentato omicidio in continuazione commessi nello Stato di soggiorno in danno di cittadini italiani, dovendosi ritenere la giurisdizione esclusiva dello Stato d'invio, in applicazione del principio di diritto internazionale consuetudinario della immunità funzionale o "ratione materiae" dell'individuo-organo dello Stato straniero per gli atti eseguiti "iure imperii" nell'esercizio delle funzioni di guardia e controllo a un posto di blocco.

In tema di immunità funzionale o "ratione materiae" dell'individuo-organo dello Stato straniero dalla giurisdizione penale, per gli atti eseguiti "iure imperii" nell'esercizio dei compiti e delle funzioni a lui attribuiti, deve ritenersi che tale immunità trovi un limite nelle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, ossia in quei crimini lesivi dei diritti inviolabili di libertà e dignità della persona umana.

In tema di immunità funzionale o "ratione materiae" dell'individuo-organo dello Stato straniero dalla giurisdizione penale, per gli atti eseguiti "iure imperii" nell'esercizio delle funzioni di guardia e controllo a un posto di blocco, avuto riguardo alle circostanze del caso di specie, deve escludersi che l'omicidio ed il tentato omicidio in continuazione tra loro commessi in danno di cittadini italiani costituiscano un crimine di guerra o contro l'umanità.

Corte assise Roma sez. III 03 gennaio 2008 n. 21

L'uccisione e il ferimento di funzionari del Sismi operanti in Iraq costituisce delitto potitico ai sensi dell'art. 8 c.p., punibile a richiesta del Ministro della giustizia.

Le forze armate operanti in territorio iracheno sono soggette alla propria legge nazionale secondo il principio della legge della bandiera.

Di fronte ad atti delittuosi perpetrati da un soldato degli Stati Uniti nei confronti di cittadini italiani deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana.

L'uccisione e il ferimento di funzionari del Sismi operanti in Iraq costituisce delitto politico ai sensi dell'art. 8 c.p., punibile a richiesta del ministro della Giustizia. Per i reati commessi da militare straniero appartenente ad una forza multinazionale, deve ritenersi che lo Stato d'invio del militare abbia giurisdizione esclusiva in ordine ai fatti da questi commessi, in forza di una norma consuetudinaria del diritto internazionale, la c.d. legge della bandiera, recepita anche dallo status of force agreement (c.d. SOFA) concluso tra il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ed il governo provvisorio iracheno per effetto della Risoluzione n. 1546.

Corte europea diritti dell'uomo sez. V 12 luglio 2007

L'obbligo al perseguimento e alla punizione del genocidio si ricava dalla convenzione sul Genocidio e fa parte delloo ius cogenss, sicché non è limitato dalle regole sulla giurisdizione territoriale. Anche se l'art. 7 ((nullum crimen sine legee) proibisce l'interpretazione analogica della legge penale, tuttavia (§ 101 della sentenza) "in ogni sistema di legge, incluso nel diritto penale, a prescindere dalla chiarezza di una norma, c'è un elemento inevitabile di interpretazione giudiziale. Ci sarà sempre il bisogno di una spiegazione di punti dubbiosi e di adattamento in considerazione del mutamento delle circostanze". L'art. 7, conseguentemente, non può essere interpretato come proibizione della "graduale chiarificazione" delle norme incriminatrici attraverso l'interpretazione, a condizione che tale sviluppo sia coerente con "l'essenza" della incriminazione e potesse essere ragionevolmente prevedibile.






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