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La Suprema Corte, con ordinanza n 3828 depositata il 9 marzo 2012, ha rigettato il ricorso promosso dalla Cassa Ragionieri avverso la sentenza della Corte di Appello leccese che aveva condannato la Cassa ricorrente alla riliquidazione della pensione in favore del professionista.
 
La domanda di riliquidazione della pensione, accolta dai giudici del merito, era fondata sulla ritenuta illegittimità della delibera regolamentare del 22 giugno 2002 che aveva disposto l'ampliamento del numero dei redditi da inserire nella base pensionabile quanto alle anzianità contributive maturate sino alla data di entrata in vigore della delibera stessa. Secondo la Corte di Appello di Lecce tale delibera regolamentare (che ha introdotto la nuova versione dell'art. 49 nel regolamento di esecuzione della Cassa) violava il criterio del pro rata di cui all'art. 3 comma 12 della Legge n 335 del 1995 nella versione vigente all'epoca della delibera del 22 giugno del 2002.

La Suprema Corte ha rigettato la domanda con ordinanza ai sensi dell'art. 360 bis cpc in quanto la Corte territoriale ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame dei motivi non ha offerto elementi per confermare o mutare llorientamento della stessa.
 
Con i precedenti della Suprema Corte del 2011 , infatti, era stato affermato il principio per il quale il criterio del pro rata impone che ogni delibera regolamentare modificativa dei criteri di determinazione della pensione possa trovare applicazione solo con riferimento alle anzianità contributive future e non sulla quota di pensione riferibile alle anzianità contributive già maturate. In tal senso la delibera del 22 giugno del 2002 doveva ritenersi illegittima in quanto stabiliva l'ampliamento del numero dei redditi da inserire in base pensionabile con riferimento alle anzianità contributive già maturate.
 
Le stesse sentenze avevano inoltre chiarito come il quadro non fosse stato mutato dalla Finanziaria del 2007 ed in particolare dall'art. 1 comma 763 della L. n. 296 del 2006 in quanto i variati criteri per l'esercizio della potestà regolamentare da parte degli enti di previdenza libero professionali dovevano ritenersi applicabili solo ai regolamenti emanandi rimanendo quelli già adottati soggetti alla normativa precedente. In tal senso l'art. 1 comma 763 della Legge n 296 del 2006 nella parte in cui sanciva la salvezza degli atti e regolamenti già adottati non era una sanatoria in bianco dei regolamenti e dei provvedimenti amministrativi già adottati ma una norma che precisava la permanente soggezione dei regolamenti ed atti già adottati al previgente quadro di normazione primaria ed in particolare alla precedente versione dell'art. 3 comma 12 della L. n. 335 del 1995.

Con l'ordinanza n 3828 del 9 marzo del 2012, la Suprema Corte conferma integralmente le conclusioni già raggiunte nel 2011 non ravvisando negli argomenti svolti dalla Cassa motivi validi per ripensare il proprio orientamento.
 
In particolare con l'ordinanza in parola è stato confermato che il disposto dell'art. 1 comma 763 della legge 27 dicembre 2006 n 296 va interpretato nel senso che: "la disposta salvezza degli atti e delle deliberazioni in materia previdenziale adottati dagli enti di cui al d.lgs. 30 giugno 1994, n 509 ed approvati dai Ministeri vigilanti, non vale a sanare la illegittimità dei provvedimenti adottati in violazione della precedente legge vigente al momento della loro emanazione".

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