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cause in materia di amianto la normativa e la giurisprudenza
Questioni previdenziali in materia di riconoscimento del beneficio contributivo relativo all'esposizione all'amianto - termini di decadenza per la proposizione dell'azione, oneri di allegazione e prova 
 
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Con riferimento alle agevolazioni in materia pensionistiche conseguenti all'esposizione all'amianto, si è assistito ad una progressiva limitazione dei benefici sia in chiave sostanziale, sia in chiave procedimentale. Si è passati, quindi, da un riconoscimento della maggiorazione contributiva di maggior consistenza (1,5 per ciascun anno di contribuzione) e valida sia ai fini del quantum della pensione sia ai fini dell'accesso al riconoscimento di una maggiorazione contributiva di minor consistenza (1,25 per ciascun anno di contribuzione) , valida solo ai fini della quantificazione della prestazione. 
 
L’art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’art. 1, comma 1, del decreto legge n. 169 del 1993, convertito in legge n. 271 del 1993, prevede che “per i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, l’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto gestita dall’Inail, è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5”.
 
L’art. 47 del d.l. 30.9.2003 n. 269, come modificato dalla legge di con-versione n. 326/2003, prevede che a decorrere dal 1° ottobre 2003, il coeffi-ciente di moltiplicazione passi da 1,5 a 1,25 e che si applichi “ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime”.
 
Il comma 2 del medesimo art. 47 ha esteso l’applicazione delle disposizioni suddette anche ai lavoratori “cui sono state rilasciate dall’INAIL le certificazioni relative all’esposizione all’amianto sulla base degli atti d’indirizzo emanati sulla materia dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto”. Il comma 3 ha previsto espressamente il coefficiente d’esposizione rilevante ai fini dell’esistenza di un’esposizione qualificata, per cui si ha riguardo ad una concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro, come valore medio su otto ore al giorno. E’ stato inoltre previsto l’onere di presentare una domanda amministrativa all’INAIL per il riconoscimento dei benefici, anche per i lavoratori cui era già stata rilasciata la certificazione dall’INAIL prima del 1° ottobre 2003, entro 180 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di cui al comma 6 del medesimo art. 47, a pena di decadenza del diritto. E’ stata infine dettata una disposizione transitoria, escludendo l’applicazione della nuova disciplina ai lavoratori che, all’entrata in vigore del decreto, avessero già maturato il diritto al trattamento pensionistico, anche in base ai benefici di cui all’art. 13 l. 257/1992.
 
Pochi giorni dopo la conversione in legge del decreto il quadro è stato oggetto di ulteriori modifiche, ad opera dell’art. 3, comma 132 l. 24.12.2003 n. 350 (legge finanziaria per il 2004), secondo cui sono fatte salve le disposi-zioni previgenti alla data del 2 ottobre 2003 (data di entrata in vigore del d.l n. 269/2003): a) in favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni; b) in favore di coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data del 2.10.2003.
 
Come chiarito dalla Corte di Cassazione, con sentenza 18.11.2004, n. 21862, invero, l’art. 3, comma 132, della legge 24.12.2003, n. 350, ha disposto che “in favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003” e che tale salvezza vale anche per “coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data”.
 
Secondo la S.C. per “maturazione” del diritto deve intendersi la maturazione del diritto a pensione e che, per coloro che non hanno ancora maturato tale diritto, la salvezza concerne gli assicurati i quali, alla data del 2 ottobre 2003, avevano già avviato un procedimento amministrativo o giudiziario per l’accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva.
 
Uno specifico problema di carattere processuale è quello relativo all'applicabilità alle domande di ricostituzione del trattamento pensionistico per effetto della rivalutazione del montante dei contributi in base alle disposizioni richiamate in tema di esposizione all'amianto, del termine di decadenza di cui all'art. 47 del d.p.r. n. 639/1970. 
 
La Corte di cassazione ha avuto modo di chiarire che non vi è ragione di non applicare alle controversie in tale materia le disposizioni di cui all’art. 47 d.P.R. n. 639/1970 “poiché nel caso di specie si tratta di rivalutare non già l’ammontare dei singoli ratei bensì i contributi previdenziali necessari a calcolare la pensione originaria” (Cass. n. 12685/2008).
 
Ritenendo la S.C. certamente applicabile l’art. 47, a fortiori deve ritenersi necessaria, a pena di improponibilità dell’azione giudiziaria, una domanda amministrativa: “quanto alla necessità di proposizione della domanda all’INPS, è di tutta evidenza che la domanda proposta dal ricorrente concerne un beneficio previdenziale di tipo pensionistico, che attiene esclusivamente al rapporto previdenziale tra lavoratore ed INPS, che è l’unico legittimo contraddittore e che deve essere messo in condizione, con la proposizione della domanda amministrativa, di attivarsi e prendere posizione” (App. Perugia, Sez. lavoro, 03/02/2011, in Banche dati Platinum n. 6/2011).
 
Sulla base quindi dell’assunto secondo cui anche alle controversie in materia di amianto trova applicazione l’istituto della decadenza, la Corte di cassazione (cfr. ordinanza 29 marzo 2011, n. 7138, nonché negli stessi termini ordinanze Sez. VI, 19/04/2011, n. 8926; Sez. lav. n. 12052 del 2011) ha recentemente statuito (fondandosi anche sulla sentenza n. 12685 del 2008), che “le regole sulla necessaria proposizione del ricorso amministrativo nonché quelle, ad esse collegate, sui termini di decadenza per la proposizione del giudizio, previste dall’art. 47 in questione si riferiscono a tutte le pretese azionate dall’interessato contro l’INPS in relazione alle prestazioni cui la disposizione si riferisce, e quindi anche alle controversie in materia di trattamenti pensionistici, quando sia in discussione non solo la quantificazione delle prestazioni richieste, ma l’esistenza stessa del diritto fatto valere (Cass. 5.4.04 n. 6646). Tra queste pretese rientra anche la richiesta rivalutazione dei contributi previdenziali necessari a calcolare la pensione originaria”.

Con riferimento al termine di decadenza di carattere speciale previsto dall’art. 47 del d.l. n. 269/2003 esso, come detto, ha previsto l’onere di presentare, per l'appunto a pena di decadenza, una domanda all’INAIL entro 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di attuazione delle nuove disposizioni.
 
Tale decreto è stato emanato il 27 ottobre 2004 (D.M. di attuazione dell’articolo 47 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modifica-zioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326. Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto) ed è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre 2004, n. 295.
 
Pertanto il termine di 180 giorni è scaduto il 15 giugno 2005.
 
Nel merito, per ottenere il beneficio in esame, occorre che il lavoratore dimostri il raggiungimento di una doppia “soglia” di esposizione all’amianto, relativa sia alla durata (esposizione ultradecennale) che all’intensità (presenza nel luogo di lavoro di una concentrazione di fibre di amianto che, per essere superiore ai valori limite indicati nella legislazione prevenzionale di cui al d.lgs. n. 277 del 1991 e successive modifiche – valori espressamente richiamati dall’art. 3 della legge n. 257 del 1992 – renda concreta e non solo presunta la possibilità del manifestarsi di patologie che la sostanza è idonea a generare: cfr. Cass., 29.10.2003, n. 16256; Cass., 23.1.2003, n. 997; Cass., 25.7.2002, n. 10979; Cass., 12.7.2002, n. 10185; Cass., 11.7.2002, n. 10114; Cass., 15.5.2002, n. 7084; Cass., 27.2.2002, n. 2926; Cass. 28.6.2001, n. 8859; Cass. 3.4.2001, 4913).
 
 
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