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concliazione monocratica e diffida accertativa
La conciliazione monocratica e la diffida accertativa previste dal d lgs n 124 del 2004, la funzione e gli effetti della diffida accertativa e del verbale di conciliazione e l'opposizione a precetto fondato sulla diffida accertativa
 
 
Il decreto legislativo n 124 del 2004 ha potenziato le funzioni ed i poteri del personale ispettivo rafforzando istituti improntati, soprattutto, alla ricerca di una soluzione conciliativa delle eventuali infrazioni rilevate.

La conciliazione monocratica, in particolare, è un nuovo istituto introdotto dal legislatore (art. 11 d.lgs. n. 124 del 2004) al fine di prevenire l'insorgenza di controversie tra le parti del rapporto di lavoro.

La conciliazione monocratica può essere attivata in relazione ad inadempimenti di tipo civile o amministrativo del datore di lavoro e riguarda diritti patrimoniali del lavoratore ovvero crediti di lavoro derivanti dal mancato rispetto di obblighi retributivi e contributivi.

Per esperire la conciliazione monocratica è tuttavia necessario che il personale ispettivo non abbia proceduto all'accertamento delle violazioni e che siano emersi elementi per una soluzione concliativa della controversia.

La conciliazione può essere contestuale, quando viene attivata direttamente, previo consenso delle parti, dall'ispettore nel corso dell'espletamento di un accesso ispettivo.

La conciliazione monocratica può avere anche carattere preventivo quando la DTL competente, a seguito di una richiesta di intervento da parte del lavoratore o dell'organizzazione sindacale che lo rappresneta, verificata l'esistenza di elementi per una soluzione conciliativa, convoca gli interessati ed effettua un tentativo di conciliazione tra prestatore e datore di lavoro.

Il tentativo di concliazione può portare ad un accordo che deve risultare da apposito verbale.

In base all'accordo raggiunto, il datore di lavoro sarà tenuto al pagamento delle somme dovute al lavoratore nella misura concordata e al versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi.

I contributi che il datore di lavoro è obbligato a versare sono determinati con riferimento alla somma oggetto di conciliazione o ai minimali di legge.

Il pagamento da parte del datore di lavoro delle somme concordate e il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi estingue il procedimento ispettivo e fa sì che non sia applicata alcuna sanzione.
 
 
DIFFIDA ACCERTATIVA
 
L'art. 12 del d.lgs. n. 124 del 2004 ha introdotto poi la diffida accertativa per crediti patrimoniali con la funzione di agevolare l'onere probatorio del lavoratore in ordine alle somme dovute dal datore di lavoro.

Il potere di diffida accertativa per crediti patrimoniali è esercitato in sede di indagine ispettiva a seguito di accertamento di violazioni di norme di legge o contrattuali da cui derivino crediti patrimoniali dei lavoratori.

Presupposto perchè l'ispettore possa emettere la diffida accertativa è che il credito del lavoratore risulti certo nell'an e nel quantum; in tal caso l'ispettore diffida il datore di lavoro a corrispondere al lavoratore le somme dovute entro il termine di trenta giorni.
A sguito della notifica dell'atto di diffida, il datore può:

adempiere corrispondendo le somme direttamente al lavoratore;

promuovere, entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento, un tentativo di conciliazione presso la DTL effettuato secondo la procedura prevista per la conciliazione monocratica;

non adempiere.

In caso di adempimento, il pagamento della somma al lavoratore fa sì che la diffida perda efficacia.

In caso di esito positivo del tentativo di conciliazione azionato dal datore e, cioè, in caso di accordo verbalizzato dinanzi alla DTL, la diffida parimenti perde efficacia.

In caso di mancato accordo ovvero se il datore di lavoro non adempie, la diffida accertativa acquista, con apposito verbale del direttore della DTL, valore di accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo; ciò comporta che il lavoratore può agire mediante atto di precetto al fine della soddisfazione dei crediti retributivi, potendo fondare le pretese su un provvedimento avente natura di titolo immediatamente esecutivo.

In ipotesi di diffida accertativa per crediti patrimoniali ex art. 12 d.lg n. 124 del 2004, poi, se il datore di lavoro si trova esposto ad un titolo esecutivo, formatosi senza la sua partecipazione consensuale e senza che abbia avuto la possibilità di difendersi dinanzi all'autorità giudiziaria, potrà proporre l'opposizione al precetto con la quale potrà non solo far valere le proprie ragioni, ma anche ottenere la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo, dovendosi ritenere che a seguito della notifica dell'atto di precetto fondato su una diffida accertativa , ben possa il destinatario proporre motivi di opposizione concernenti il merito della pretesa.


Conciliazione monocratica
Art. 11.

1. Nelle ipotesi di richieste di intervento ispettivo alla direzione provinciale del lavoro dalle quali emergano elementi per una soluzione conciliativa della controversia, la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente può, mediante un proprio funzionario, anche con qualifica ispettiva, avviare il tentativo di conciliazione sulle questioni segnalate.
2. Le parti convocate possono farsi assistere anche da associazioni o organizzazioni sindacali ovvero da professionisti cui abbiano conferito specifico mandato.
3. In caso di accordo, al verbale sottoscritto dalle parti non trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 2113, commi primo, secondo e terzo del codice civile.
3-bis. Il verbale di cui al comma 3 è dichiarato esecutivo con decreto dal giudice competente, su istanza della parte interessata (1).
4. I versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi, da determinarsi secondo le norme in vigore, riferiti alle somme concordate in sede conciliativa, in relazione al periodo lavorativo riconosciuto dalle parti, nonché il pagamento delle somme dovute al lavoratore, estinguono il procedimento ispettivo. Al fine di verificare l'avvenuto versamento dei contributi previdenziali e assicurativi, le direzioni provinciali del lavoro trasmettono agli enti previdenziali interessati la relativa documentazione.
5. Nella ipotesi di mancato accordo ovvero di assenza di una o di entrambe le parti convocate, attestata da apposito verbale, la direzione provinciale del lavoro dà seguito agli accertamenti ispettivi.
6. Analoga procedura conciliativa può aver luogo nel corso della attività di vigilanza qualora l'ispettore ritenga che ricorrano i presupposti per una soluzione conciliativa di cui al comma 1. In tale caso, acquisito il consenso delle parti interessate, l'ispettore informa con apposita relazione la Direzione provinciale del lavoro ai fini dell'attivazione della procedura di cui ai commi 2, 3, 4 e 5. La convocazione delle parti interrompe i termini di cui all'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla conclusione del procedimento conciliativo.


Diffida accertativa per crediti patrimoniali
Art. 12.

1. Qualora nell'ambito dell'attività di vigilanza emergano inosservanze alla disciplina contrattuale da cui scaturiscono crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro, il personale ispettivo delle Direzioni del lavoro diffida il datore di lavoro a corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti.
2. Entro trenta giorni dalla notifica della diffida accertativa, il datore di lavoro può promuovere tentativo di conciliazione presso la Direzione provinciale del lavoro. In caso di accordo, risultante da verbale sottoscritto dalle parti, il provvedimento di diffida perde efficacia e, per il verbale medesimo, non trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 2113, commi primo, secondo e terzo del codice civile.
3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2 o in caso di mancato raggiungimento dell'accordo, attestato da apposito verbale, il provvedimento di diffida di cui al comma 1 acquista, con provvedimento del direttore della Direzione provinciale del lavoro, valore di accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo.
4. Nei confronti del provvedimento di diffida di cui al comma 3 è ammesso ricorso davanti al Comitato regionale per i rapporti di lavoro di cui all'articolo 17, integrato con un rappresentante dei datori di lavoro ed un rappresentante dei lavoratori designati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. In mancanza della designazione entro trenta giorni dalla richiesta di nomina, il Comitato decide il ricorso nella sua composizione ordinaria. I ricorsi vanno inoltrati alla direzione regionale del lavoro e sono decisi, con provvedimento motivato, dal Comitato nel termine di novanta giorni dal ricevimento, sulla base della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso dell'Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso sospende l'esecutività della diffida.





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