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contratto a termine e onere di specificare la causale

L'onere di specificare la causale nel contratto a termine il ricorso a clausole di stile e la conversione del contratto ai sensi dell'art. 32 della l n 183 del 2010

 

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L'art. 1 comma 1 del d.lgs. n. 368 del 2001, in materia di contratti a termine, prevede che: "è consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attivita' del datore di lavoro"; il successivo comma 2 prevede, poi, che l'apposizione del termine è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma 1.

A chiusura del sistema si colloca poi la previsione dell'art. 32, comma 5 della l. n. 183 del 2010 a mente della quale il giudice che converte un rapporto di lavoro a termine condanna il datore ad un risarcimento forfettizzato tra un minimo di 2,5 mensilità e 12 mensilità.

Si comprende, dunque, il rilievo che riveste l'enunciazione della causale all'interno del contratto a tempo determinato anche in una prospettiva di verifica da parte del lavoratore dell'effettiva corrispondenza tra le ragioni giustificatrici del ricorso al rapporto a tempo, così come formalizzate e l'effettivo svolgimento del rapporto lavorativo.

Proprio nella prospettiva della tutela sostanziale del lavoratore la giurisprudenza ha avuto modo così di stigmatizzare eventuali riferimenti generici, contenuti nel contratto, alle causali previste dalla legge, disponendo, in tali casi, la conversione del rapporto di lavoro ed il risarcimento del danno.

Di rilievo, in analoga prospettiva, la pronuncia con la quale la Consulta ha chiarito che, allorchè il datore faccia ricorso al lavoro a termine per la sostituzione di altri lavoratori, debba individuare il nominativo del lavoratore da sostituire.

 

Tribunale  Milano  sez. lav. 10 dicembre 2011

La legittimità del termine apposto al contratto di lavoro presuppone, in ogni caso e in via preliminare, la necessaria indicazione della previsione e pattuizione in forma scritta delle causali alla base della ritenuta opportunità di apporre un termine al rapporto lavorativo, come letteralmente previsto dall'art. 2 d.lg. n. 368 del 2001. Affinché tale previsione non si riduca a una mera formula di stile, limitandosi a richiedere il richiamo per iscritto a tale causa generale, in tal modo vanificando non solo la ratio della norma, ma le stesse funzioni di bilanciamento tra i rispettivi interessi, è necessario che l'esplicitazione della causa sia caratterizzata da una sufficiente specificità idonea a far comprendere al lavoratore le ragioni della propria assunzione a termine, nonché per consentire al medesimo, eventualmente anche in ambito giudiziale, la verifica della piena aderenza dell'attività svolta alle ragioni esplicitate. Ciò posto non può negarsi, in relazione alla fattispecie concreta, che la causale letteralmente individuata nelle ragioni tecnico-organizzative del datore di lavoro è certamente inidonea a soddisfare in maniera sufficiente e corrispondente al dettato normativo le esigenze innanzi evidenziate, le quali nemmeno genericamente risultano esplicitate. Appare, dunque, evidente come sulla scorta di tale enunciazione rimarrebbe di fatto preclusa al lavoratore la possibilità di valutare appieno ed esaurientemente le ragioni dell'assunzione a termine ed eventualmente la piena aderenza dell'attività svolta alle ragioni esplicitate; in tal modo violando gli anzidetti principi. Consegue, pertanto, la declaratoria di nullità del termine apposto al contratto di lavoro e la trasformazione del medesimo in contratto a tempo indeterminato sin dalla sua stipulazione.

 

Corte costituzionale 14 luglio 2009 n. 214


Non è fondata la q.l.c. in riferimento agli art. 76, 77 e 117 comma 1 cost., degli art. 1, comma 1 e 11 d.lg. n. 368/2001 laddove avendo predisposto - il primo una causale giustificativa generica per la stipula di contratti a termine e, il secondo, l'abolizione "in toto" della l. n. 230/1962 - avrebbero eliminato l'indicazione del nominativo del lavoratore sostituito quale condizione di liceità per l'assunzione a tempo determinato di altro dipendente con conseguente arretramento di tutela. Tale onere infatti deve ritenersi tuttora esistente nel d.lg. n. 368/2001 in quanto ricompreso nell'onere di specificazione della causale giustificativa del termine di cui all'art. 1 dello stesso decreto.

Tribunale  Roma  sez. lav. 02 aprile 2007 n. 6445

L'utilizzazione del contratto a termine è consentita, in deroga al principio della normalità del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, solo se basata su ragioni oggettive, puntualmente specificate, e rispondente a determinate regole finalizzate ad evitare gli abusi. Non è, pertanto, sufficiente un mero richiamo a formule di stile o generiche, ma è di contro necessario che nell'atto scritto vengano puntualmente esplicitate le esigenze datoriali che hanno reso necessaria llassunzione del lavoratore nell'ambito della struttura con specifico riferimento alle mansioni affidate. 

 

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