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Falso in atto pubblico: i delitti e la giurisprudenza
 

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Delitti contro la fede pubblica (artt. 453-498 c.p.)

Falsificazione monete

Alterazione monete

Delitti di contraffazione

Falsita' in scrittura privata

Sostituzione di persona

Usurpazione di titoli o di onori

Art. 476 Falsita' materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, e' punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsita' concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione e' da tre a dieci anni.


Istituti processuali:

Procedibilità: UFFICIO

Competenze: TRIBUNALE monocratico (udienza prelim.)

Arresto: NON CONSENTITO

Fermo:
NON CONSENTITO (comma I) CONSENTITO (comma II)

Custodia cautelare in carcere: CONSENTITO

Altre misure cautelari personali: CONSENTITE


Art. 478 Falsita' materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti

[I]. Il pubblico ufficiale [357], che, nell'esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall'originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
[II]. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso [2699, 2700 c.c.], la reclusione è da tre a otto anni.
[III]. Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni [482, 492, 493].


Istituti processuali:

Procedibilità: UFFICIO

Competenze: TRIBUNALE monocratico (udienza prelim.secondo comma)

Arresto: FACOLTATIVO (primo e secondo comma)

Fermo:
CONSENTITO (secondo comma)

Custodia cautelare in carcere: CONSENTITO  (primo e secondo comma)

Altre misure cautelari personali: CONSENTITE (primo e secondo comma)

 

Art. 479 Falsita' ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

[I]. Il pubblico ufficiale [357], che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'articolo 476 [487, 493; 1127 c. nav.].

 
Istituti processuali:

Procedibilità: UFFICIO

Competenze: TRIBUNALE monocratico (udienza prelim.)

Arresto: FACOLTATIVO

Fermo:
CONSENTITO (in relazione all'art. 4762)

Custodia cautelare in carcere: CONSENTITO 

Altre misure cautelari personali: CONSENTITE


Art. 483 Falsita' ideologica commessa dal privato in atto pubblico

[I]. Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale [357], in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.
[II]. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile [449 c.c.], la reclusione non può essere inferiore a tre mesi
.


Istituti processuali:

Procedibilità: UFFICIO

Competenze: TRIBUNALE monocratico

Arresto
: NON CONSENTITO

Fermo
: NON CONSENTITO

Custodia cautelare in carcere
: NON CONSENTITO

Altre misure cautelari personali:
NON CONSENTITE

 

La giurisprudenza in materia di falso in atto pubblico

 

Sulla natura plurioffensiva dei delitti di falso idonei a ledere sia l'interesse alla pubblica fede, sia l'interesse particolare leso dalla specifica condotta di falso

Cassazione Penale  Sez. V del 05 novembre 2002 n. 43703
L'interesse giuridico protetto nei delitti di falso ed in particolare in quelli documentali ha carattere plurioffensivo. Ne consegue che l'avviso dell'udienza preliminare di cui all'art. 419 comma 1 c.p.p. deve essere notificato anche al denunziante di un falso documentale incidente, anche in via di pericolo, sul suo specifico diritto.

 

Sulla nozione di atto pubblico in relazione ai delitti di falso -

la questione dei cartellini marcatempo

Cass Pen Sez V n 34011 del 11 novembre 2006

ed ancora....in generale

Cassazione Penale  Sez. Un. del 11 aprile 2006  n. 15983
Stante il rilevante contrasto giurisprudenziale in materia, rimessa alle sezioni unite penali della Corte di cassazione la statuizione circa la configurabilità o meno del reato di falso ideologico, ai sensi dell'art. 479 c.p., in ipotesi di mancata timbratura, da parte del dipendente pubblico, del cartellino marcatempo in occasione di brevi allontanamenti dal luogo di. lavoro.

Non integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata, nei cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, in quanto documenti che non hanno natura di atto pubblico, ma di mera attestazione del dipendente inerente al rapporto di lavoro, soggetto a disciplina privatistica, documenti che, peraltro, non contengono manifestazioni dichiarative o di volontà riferibili alla p.a. (Fattispecie in cui gli imputati, pubblici dipendenti, si erano allontanati dal luogo di lavoro senza far risultare tale allontanamento, non dovuto a ragioni di servizio, attraverso la prescritta marcatura del cartellino).

Salva l'ipotesi di conseguente falso per induzione ai sensi dell'art. 48 c.p., non commette il reato di falso ideologico in atto pubblico il dipendente pubblico che si allontana dall'ufficio per ragioni private senza timbrare il cartellino marcatempo né siglare il foglio di presenza. È infatti da ritenere che, in particolare a seguito della c.d. privatizzazione del pubblico impiego ai sensi del d.lg. n. 165 del 2001, i cartellini ed i fogli di presenza non sono atti pubblici ai sensi dell'art. 479 c.p., in quanto sono documenti destinati ad attestare solo una circostanza materiale che afferisce al rapporto di lavoro con il datore pubblico ed in ciò esauriscono in via immediata i loro effetti, non involgendo manifestazioni dichiarative, attestative o di volontà riferibili alla p.a.

Agli effetti delle norme sul falso documentale, il concetto di atto pubblico è più ampio rispetto a quello che si desume dalla definizione contenuta nell'art. 2699 c.c., in quanto comprende non soltanto quei documenti che sono redatti con le richieste formalità da un notaio o da un altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede, ma anche i documenti formati dal pubblico ufficiale o dal pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio nell'esercizio delle sue funzioni o del suo servizio, attestanti fatti da lui compiuti o avvenuti in sua presenza ed aventi attitudine ad assumere rilevanza giuridica. A tal fine, peraltro, dovendosi escludere che tutti gli atti compiuti dal pubblico ufficiale o dal pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio siano per ciò solo, automaticamente, atti pubblici, è pur sempre necessario, per la configurabilità del falso in atto pubblico, un "collegamento" l'attività falsificatoria e l'esercizio delle pubbliche funzioni o del pubblico servizio. (Collegamento che la Corte ha escluso, nella specie, relativamente ai cartellini marcatempo e ai fogli di presenza dei pubblici dipendenti, attestanti circostanze materiali - la presenza del dipendente in ufficio - afferenti il rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, assoggettato a disciplina privatistica, senza involgere affatto manifestazioni dichiarative o attestative direttamente riferibili all'attività della p.a.

A seguito della cd. privatizzazione del pubblico impiego ai sensi del d.lg. n. 165 del 2001, i cartellini ed i fogli di presenza non sono atti pubblici ai sensi dell'art. 479 c.p. in quanto sono documenti destinati ad attestare solo una circostanza materiale che afferisce al rapporto di lavoro con il datore pubblico ed in ciò esauriscono in via immediata i loro effetti, non involgendo manifestazioni dichiarative, attestative o di volontà riferibili alla p.a. Non commette, pertanto, il reato di falso ideologico in atto pubblico il dipendente pubblico che si allontana dall'ufficio per ragioni private senza timbrare il cartellino marcatempo né siglare il foglio di presenza
.

Cassazione Penale  Sez. Un. del 11 aprile 2006  n. 15983    
   

sulla determinazione dirigenziale dello stipendio

Cassazione Penale Sez. V del 15 gennaio 2008 n. 9045
La determinazione dirigenziale dello stipendio del pubblico dipendente (nella specie, un dirigente medico), formatasi sulle attestazioni falsamente contenute nel registro delle presenze, non integra, in capo al dipendente, il reato di falso ideologico per induzione, posto che la determinazione proveniente dall'amministrazione costituisce un semplice atto di gestione del rapporto di lavoro (soggetto a disciplina privatistica), senza costituire un "atto pubblico" adottato nell'esercizio dei poteri tipici della p.a.

Il rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti a seguito della disciplina introdotta con il d.lg. n. 165/01 ha assunto connotazioni privatistiche; ne consegue che non può rientrare nella nozione di atto pubblico, oggetto della tutela penale, un’attività della p.a. realizzata ai fini della costituzione, gestione ed organizzazione di detto rapporto sul quale non hanno incidenza i poteri discrezionali ed autoritativi della medesima. In tale ottica deve escludersi dal novero degli atti pubblici quello consistente nella determinazione del corrispettivo, nei confronti del dipendente, posto in essere dall’organo amministrativo, con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro e destinato ad operare esclusivamente nell’ambito delle paritetiche posizioni contrattuali delle parti (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha escluso che integri il reato di falso in atto pubblico la condotta del medico che attesta il falso nel cartellino relativo alle proprie presenze al lavoro, facendo risultare un numero di presenze maggiori e più prolungate, così da avere un corrispettivo più elevato).

Non è ravvisabile il reato di falso in atto pubblico per induzione nella condotta del dirigente medico in servizio presso una struttura ospedaliera pubblica il quale, con false attestazioni nel cartellino relativo alle proprie presenze al lavoro, abbia indotto in errore l'amministrazione ospedaliera che emetteva nei suoi confronti una deliberazione di spesa su di un presupposto non corrispondente al vero. Ciò in quanto l'atto relativamente al quale avrebbe assunto rilievo la condotta del soggetto, ossia la determinazione dirigenziale dello stipendio, non costituisce atto pubblico anche se proveniente dalla p.a. Infatti, il rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti a seguito della disciplina introdotta con il d.lg. n. 165 del 2001, ha assunto connotazioni privatistiche, derivandone che non può rientrare nella nozione di "atto pubblico", oggetto della tutela penale, un'attività della p.a. realizzata ai fini della costituzione, gestione e organizzazione di detto rapporto sul quale non hanno incidenza i poteri discrezionali e autoritativi della medesima: in una tale ottica, dovendosi escludere dal novero degli atti pubblici quello consistente nella determinazione del corrispettivo, nei confronti del dipendente, posto in essere dall'organo amministrativo, con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro e destinato a operare esclusivamente nell'ambito delle paritetiche posizioni contrattuali delle parti (anche sez. un., 11 aprile 2006, S. e altro).
 

I delitti di falso e il principio di offensività - falso grossolano, innocuo e inutile

Cass Pen n 38479 del 17 ottobre 2007

I delitti di falso e la nozione di pubblico ufficiale nei reati propri di cui agli artt. 476 - 479 cp

Cassazione Penale  Sez. Un. del 27 giugno 2006  n. 32009
Integra il reato di falsità ideologica in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del difensore che documenta e poi utilizza processualmente le informazioni delle persone in grado di riferire circostanze utili alla attività investigativa, verbalizzate in modo incompleto o non fedele, in quanto l'atto ha la stessa natura e gli stessi effetti processuali del corrispondente verbale redatto dal p.m.

La infedele o incompleta documentazione delle dichiarazioni acquisite a verbale dall'avvocato nel corso delle indagini difensive non può iscriversi nel novero delle garanzie di libertà dell'avvocato nell'espletare il proprio mandato nell'interesse del cliente.


Cassazione Penale  Sez. Un. del 27 giugno 2006  n. 32009





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