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giurisprudenza in tema di indennitą di accompagnamento
L'indennità di accompagnamento, una selezione della giurisprudenza di cassazione più significativa sulle questioni più rilevanti in merito all'indennità di accompagnamento: i requisiti per il riconoscimento, la compatibilità con il ricovero in istituto, le affezioni psichiche, il riconoscimento ai minori, il riconoscimento in caso di chemio
 
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indennità di accompagnamento anche ai minori degli anni diciotto

Cassazione civile  sez. un. 24 ottobre 1991 n. 11329

La situazione d'inabilità (impossibilità di deambulare senza l'aiuto di un accompagnatore o necessità di assistenza continua per impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita), necessaria per l'attribuzione dell'indennità di accompagnamento ex art. 1 legge n. 18 del 1980, può configurarsi anche con riguardo a bambini in tenera età, ancorché questi, per il solo fatto di essere tali abbisognino comunque di assistenza, atteso che la legge, la quale attribuisce il diritto anche ai minori degli anni diciotto, non pone un limite minimo di età e tenuto conto che detti bambini possono trovarsi in uno stato tale da comportare, per le condizioni patologiche del soggetto (nella specie, bambino - deceduto a meno di due anni - affetto da leucosi acuta), la necessità di un'assistenza diversa, per forme e tempi di esplicazione, da quella occorrente ad un bambino sano.

indennità di accompagnamento temporanea in caso di chemioterapia

Cassazione civile  sez. lav. 22 ottobre 2008 n. 25569


Ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento, il problema del trattamento chemioterapico non può essere risolto in astratto, con l'affermazione che esso comporti sempre e di per sé, oppure non comporti, il corrispondente diritto, ma, trattandosi di una situazione di fatto, è necessario esaminare caso per caso se ricorrano, anche per il tempo limitato della terapia, le condizioni previste dall'art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18, per gli alti dosaggi e per i loro effetti sul singolo paziente.


In tema di indennità di accompagnamento per coloro che subiscono trattamenti di chemioterapia il beneficio può spettare all'invalido grave anche durante il ricovero in ospedale pubblico ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana. Ne consegue che, in caso di trattamento chemioterapico, ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità, occorre accertare in concreto se esso comporti le condizioni previste dall'art. 1 della l. n. 18 del 1990 avendo riguardo alla tipologia dei dosaggi dei medicinali somministrati, ai relativi effetti sul paziente ed al tempo di durata della terapia. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito di rigetto della richiesta di beneficio relativamente a tre cicli di chemioterapia della durata di cinque giorni ciascuno in regime di ospedalizzazione e, successivamente, di altri quattro cicli di cinque giorni ciascuno di trattamento radioterapico in regime di day hospital).



indennità di accompagnamento - può essere compatibile con il ricovero in ospedale pubblico

Cassazione civile  sez. lav. 02 febbraio 2007 n. 2270

In tema di indennità di accompagnamento, il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce "sic et simpliciter" l'equivalente del ricovero in istituto ai sensi dell'art. 1 comma 3 l. n. 18 del 1990 - che esclude dall'indennità di accompagnamento gli "invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto" - e, pertanto, il beneficio può spettare all'invalido grave anche durante il ricovero ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana. (Nella specie, la S.C. ha cassato, con rinvio, la sentenza della corte territoriale che, in riforma della sentenza di primo grado, aveva escluso il diritto alla prestazione assistenziale in favore di una giovane donna, e per lei al padre e tutore, in stato di coma profondo da decerebrazione, continuativamente e gratuitamente ricoverata in ospedale, sul presupposto della non erogabilità della prestazione in ipotesi di lungo-degenze in strutture pubbliche ospedaliere, dell'irrilevanza della volontà o necessità dei familiari di essere vicini alla loro cara per sopperire ad eventuali carenze del personale o per stimolarla emotivamente).


indennità di accompagnamento - è concessa solo a seguito di una rigorosa verifica dei requisiti - impossibilità e non mera difficoltà e non limitata a episodici contesti

Cassazione civile  sez. lav. 28 maggio 2009 n. 12521

Le condizioni previste dall'art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18 (nel testo modificato dall'art. 1, comma 2, l. 21 novembre 1988 n. 508) per l'attribuzione dell'indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza; ai fini della valutazione non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, rilevando, quindi, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana e configuranti impossibilità. Tali requisiti sono richiesti anche per gli ultrasessantacinquenni, poiché l'art. 6 d.lg. 23 novembre 1988 n. 509 (che ha aggiunto il comma 3 all'art. 2, l. 30 marzo 1971 n. 118), lungi dal configurare un'autonoma ipotesi di attribuzione dell'indennità, pone solo le condizioni perché detti soggetti siano considerati mutilati o invalidi - in analogia a quanto disposto per i minori di anni diciotto dall'art. 2, comma 2, della legge n. 118 del 1971 nel testo originario - non potendosi, per entrambe le categorie, far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa.


indennità di accompagnamento e affezioni psichiche - non è concessa a scopo meramente preventivo

Cassazione civile  sez. lav. 06 marzo 2002 n. 3212

Ai fini dell'attribuzione dell'indennità di accompagnamento, ai sensi degli art. 1 legge n. 18 del 1980 e 1 della legge n. 508 del 1988, deve sussistere la necessità di una assistenza continua per il compimento degli atti necessari della vita quotidiana e non esclusivamente finalizzata alla prevenzione o al contenimento di possibili ed episodiche manifestazioni violente o comunque pericolose di una malattia psichica.

compatibili indennità di accompagnamento e pensione di inabilità

Cassazione civile  sez. lav. 09 settembre 2008 n. 22878

L'indennità di accompagnamento ha presupposti diversi rispetto alla pensione di inabilità, essendo finalizzata all'assistenza della persona non autosufficiente, senza riferimento alla capacità lavorativa. Ne consegue che può competere la pensione di inabilità ove, in presenza di una residua abilità lavorativa, si accerti in concreto che l'intervento dell'accompagnatore si risolve nell'assistenza continua alla prestazione lavorativa, in condizioni non compatibili con il rispetto della dignità umana. (Nella specie, la S.C., rilevata, nel caso, la necessità dell'intervento dell'accompagnatore per effettuare la prestazione lavorativa, intervallata da ripetuti interventi di autocateterismo, assistiti dall'accompagnatore e dalla necessità d'intervento di questi per ogni modifica della posizione lavorativa, ha riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità).

L’assegno di accompagnamento può essere cumulato con la pensione di inabilità avendo i due istituti presupposti, funzioni e disciplina distinti; la pensione di inabilità, infatti, non può essere negata ad un invalido in considerazione del solo fatto che quest’ultimo, godendo di un’indennità di accompagnamento, potrebbe svolgere un’attività lavorativa grazie all’intervento del suo assistente. È ipotizzabile una abilità lavorativa nei casi di attività lavorativa intellettuale, con libertà di orario e di autorganizzazione, e senza obblighi per il datore di lavoro di modificare la organizzazione aziendale per consentire la prestazione dell'inabile e la presenza continua dell'accompagnatore; tale possibilità deve essere, però, esclusa quando tali condizioni soggettive ed oggettive non sussistono, e l'intervento dell'accompagnatore verrebbe a configurarsi non come sostegno al nucleo familiare, ma come assistenza continua alla prestazione lavorativa stessa.

L'indennità di accompagnamento ha presupposti diversi rispetto alla pensione di inabilità, essendo finalizzata all'assistenza della persona non autosufficiente, senza riferimento alla capacità lavorativa. Ne consegue che può competere la pensione di inabilità ove, in presenza di una residua abilità lavorativa, si accerti in concreto che l'intervento dell'accompagnatore si risolve nell'assistenza continua alla prestazione lavorativa, in condizioni non compatibili con il rispetto della dignità umana (nella specie, la Suprema Corte, rilevata, nel caso, la necessità dell'intervento dell'accompagnatore per effettuare la prestazione lavorativa, intervallata da ripetuti interventi di autocateterismo, assistiti dall'accompagnatore e dalla necessità d'intervento di questi per ogni modifica della posizione lavorativa, ha riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità).


 




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