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Il cd patteggiamento parziale

Il patteggiamento parziale, le divergenti posizioni in seno alla giurisprudenza di legittimità in merito alla possibilità di definire con il patteggiamento solo talune delle imputazioni relative a reati oggettivamente connessi

Una questione particolarmente controversa nell'ambito della giurisprudenza di legittimità penale è quella se, in caso di plurime imputazioni a carico del medesimo imputato, sia possibile definire con patteggiamento c.d. parziale solo alcune delle suddette imputazioni. Il contrasto giurisprudenziale si è acceso ad inizio degli anni 90 allorchè con la pronuncia n 10335 del 27 settembre 1993, la Suprema Corte espresse parere favorevole alla possibilità di una definizione con patteggiamento parziale di talune delle imputazioni di un procedimento oggettivamente cumulativo; l'argomento principale addotto a sostegno della tesi favorevole fu quello dell'assenza di espresse contrarie previsioni di legge.

L'indirizzo contrario alla possibilità del patteggiamento parziale fu espresso per la prima volta dalla Sez. I, 22 marzo 1993, n. 4149, Tegazzini, ed argomentato sulla base del rilievo che una scissione dell'unico procedimento per la definizione anticipata della vicenda afferente solo a taluna delle imputazioni non avrebbe arrecato alcun beneficio di deflazione del carico processuale, sicchè neppure avrebbe potuto giustificarsi il trattamento premiale.

Di recente la questione inerente l'ammissibilità del cd patteggiamento parziale e l'indirizzo favorevole a tale vicenda processuale è stato espresso da Sez. III, 13 luglio 2011, n. 34915, D.L., ivi, n. 250860 che così ha concluso: "è legittima la sentenza di patteggiamento per alcuni soltanto tra i più reati contestati all'interno di uno stesso procedimento, con la restituzione degli atti al pubblico ministero per le altre imputazioni non comprese nell'accordo tra le parti".

La logica decisione affonda sulla considerazione che un limitato effetto deflattivo si consegue anche soltanto per effetto della definizione con patteggiamento di alcune delle imputazioni relative a reati oggettivamente connessi. Inoltre, secondo la Suprema Corte, la previsione di cui all'art. 18, comma 2, c.p.p. circa la separazione dei processi per accordo delle parti delinea la cornice di legittimità entro cui si inscrive il patteggiamento c.d. parziale, comprensivo del tacito accordo tra le parti per la prosecuzione del giudizio per la trattazione delle imputazioni escluse dalla richiesta di applicazione della pena (nel tempo, questo principio è stato enunciato anche da Sez. VI, 22 aprile 2008, n. 22427, Cucchi, ivi, n. 240571 e, prima ancora, da Sez. V, 25 gennaio 1996, n. 248, Cultrera, ivi, n. 203879, che ha argomentato movendo dall'osservazione che l'art. 137, comma 2, disp. att. c.p.p. consente all'imputato di un reato continuato di richiedere il patteggiamento per alcune imputazioni e di proseguire nel giudizio ordinario per le altre contestate all'interno di un unico procedimento. La posizione contraria vede invece Sez. II, 8 luglio 2010, n. 28225, Salvi, ivi, n. 248209 e molte altre, tra cui, Sez. I, 12 gennaio 2006, n. 6703, Ignacchiti, ivi, n. 233409 e Sez. II, 22 ottobre 2001, n. 45907, Monaco, ivi, n. 221150, che giungono ad ammettere la possibilità di una definizione parziale con patteggiamento soltanto in presenza, per le restanti imputazioni, di cause di non punibilità immediatamente rilevabili ex art. 129 c.p.p.).

Cassazione penale  sez. III 13 luglio 2011 n. 34915

La richiesta di applicazione della pena può legittimamente investire solo alcuni tra i reati in contestazione conseguentemente dovendo il giudice, nell'applicare detta pena, disporre, per i restanti reati, la trasmissione degli atti al p.m. affinché egli proceda in ordine ad essi.

 

RITENUTO IN FATTO

 

1. - Con sentenza del 24 febbraio 2010, emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. nei confronti di più soggetti, il GIP del Tribunale di Novara ha applicato all'imputato odierno ricorrente la pena di anni due e mesi sei di reclusione e Euro 4.500,00 di multa, per alcuni reati di cui all'artt. 110, 416 c.p., L. n. 75 del 1958, artt. 3 e 8 (capi da 27 a 30 dell'imputazione); ha, inoltre, disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero per ulteriormente procedere nei confronti dell'imputato in relazione alle condotte descritte ai capi 2, 3, 5 e 6 dell'imputazione (relative ad altre fattispecie di esercizio di casa di prostituzione e sfruttamento della prostituzione), sul rilievo che tali condotte non sono state oggetto dell'accordo per l'applicazione della pena.
2. - Avverso tale provvedimento, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione, rilevando: 1) la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., artt. 34 e 444 e ss. c.p.p., nonchè la carenza di motivazione, perchè il giudice sarebbe entrato indebitamente nel merito delle imputazioni, ritenendo la sussistenza di indizi per alcuni reati e pronunciando sentenza di patteggiamento parziale limitatamente agli altri; 2) la violazione dell'art. 24 Cost., art. 420 quater, art. 444 e ss. c.p.p., perchè il giudice avrebbe omesso di dichiarare la contumacia dell'imputato, con la conseguenza dell'omissione della notifica dell'estratto contumaciale e l'ulteriore conseguenza della nullità della sentenza.

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

 

3. - Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
3.1. - Con il primo motivo di ricorso, l'imputato pone il problema dell'ammissibilità dell'applicazione "parziale" della pena su richiesta delle parti limitatamente ad alcuni dei reati indicati nell'imputazione e della conseguente trasmissione degli atti al pubblico ministero, perchè proceda in ordine ai restanti reati.
Il motivo non è fondato.
3.1.1. - Va preliminarmente rilevato che questa Corte ha avuto, sul punto, una giurisprudenza contrastante.
Un primo orientamento, richiamato dal ricorrente, esclude la possibilità di un "patteggiamento parziale", fondandosi sul rilievo che il relativo beneficio in termini di pena è giustificabile solo a seguito di un effetto deflattivo completo, da realizzarsi attraverso la definizione simultanea di tutti i reati contestati (Sez. 3^, 16 febbraio 2001, n. 20899). Ne consegue che l'accordo fra le parti per l'applicazione della pena può limitarsi ad alcuni dei reati contestati, solo a condizione che per gli ulteriori reati sussistano cause di non punibilità rilevanti ai sensi dell'art. 129 c.p.p. (Sez. 2^, 8 luglio 2010, n. 28696; Sez. 2^, 8 luglio 2010, n. 28225;
Sez. 1^, 12 gennaio 2006, n. 6703). Si evidenzia, in particolare, che il rito speciale non può essere circoscritto ad alcune soltanto delle ipotesi delittuose, perchè ciò darebbe luogo ad una sorta di separazione di processi, non rientrante in alcuno dei casi disciplinati dall'art. 18 c.p.p. ed, anzi, si risolverebbe in un espediente procedurale per eludere i limiti di applicabilità del rito stesso, fissati dall'art. 444 c.p.p., comma 1 (Sez. 2^, 22 ottobre 2001, n. 45907).
Un secondo orientamento, sul presupposto che nulla osti al patteggiamento parziale, ritiene che, per i reati non compresi nell'accordo fra le parti, si debba procedere normalmente all'esercizio dell'azione penale, con la conseguenza che il giudice, nell'applicare la pena per i reati compresi nell'accordo, deve disporre la trasmissione degli atti al pubblico ministero perchè proceda. Si sottolinea, in particolare, che l'avere escluso alcuni reati dall'applicazione della pena non può implicare un implicito accordo tra le parti avente per oggetto la rinuncia all'azione penale, perchè quest'ultima è irrinunciabile, essendo obbligatoria (Sez. 6^, 22 aprile 2008, n. 22427).
3.1.2. - Tale secondo indirizzo deve essere ritenuto preferibile, perchè prende atto della mancanza di un divieto espresso all'applicazione del patteggiamento "parziale".
Gli argomenti posti dal primo orientamento a sostegno dell'esclusione di una tale applicazione non sembrano, infatti, condivisibili.
Quanto all'argomento secondo cui il beneficio in termini di pena derivante dal patteggiamento sarebbe giustificabile solo a seguito di un effetto deflattivo completo, da realizzarsi attraverso la definizione simultanea di tutti i reati contestati, deve rilevarsi, in primo luogo, che esso genera l'inconveniente pratico di escludere il rito alternativo - e il suo effetto deflattivo - ogni volta che esso abbia ad oggetto soltanto alcuni reati. A ciò può aggiungersi, in secondo luogo, che la lettera e la ratto dell'art. 444 c.p.p. non escludono un effetto deflattivo parziale, perchè un tale effetto pare in ogni caso meritevole di essere raggiunto, consentendo al giudice di concentrare lo sforzo decisionale e motivazionale su un numero più limitato di reati.
Anche l'argomento per cui il patteggiamento parziale darebbe luogo ad una sorta di separazione di processi, non rientrante in alcuno dei casi disciplinati dall'art. 18 c.p.p., non pare condivisibile. L'art. 18, comma 2, prevede, infatti, quale ipotesi generale e residuale di separazione di processi, quella che il giudice può disporre sull'accordo delle parti, qualora la ritenga utile ai fini della speditezza del processo. In tale previsione può essere fatta rientrare l'ipotesi in esame, perchè l'accordo delle parti sull'applicazione della pena per alcuni dei reati oggetto dell'imputazione comprende evidentemente in sè l'accordo per la conseguente separazione e trattazione autonoma degli altri reati.
Quanto, infine, all'argomento per cui il patteggiamento parziale si risolverebbe in un espediente procedurale per eludere i limiti di applicabilità del rito speciale fissati dall'art. 444 c.p.p., comma 1, con riferimento all'entità della pena che sarà in concreto irrogata, deve rilevarsi che anch'esso non pare condivisibile.
Infatti, la paventata elusione dei limiti quantitativi per l'applicabilità del rito è esclusa in radice dalla necessità del consenso del pubblico ministero, che è elemento costitutivo indefettibile dell'accordo sulla pena ed è espressione della scelta, consentita in via generale dall'ordinamento, di procedere separatamente per alcuni reati. Diversamente opinando, si giungerebbe all'esito paradossale di permettere al pubblico ministero di decidere a priori se escludere o consentire il patteggiamento, scegliendo se procedere congiuntamente o separatamente in relazione a più reati per i quali la pena detentiva complessivamente applicabile su richiesta delle parti sia superiore a cinque anni.
3.1.3. - Ne deriva, con riferimento al caso di specie, in cui la proposta di patteggiamento parziale è stata formulata dall'accusa e ha trovato l'adesione dell'imputato, che il giudice ha correttamente proceduto all'applicazione della pena per alcuni dei reati, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero, perchè proceda in ordine ai restanti reati.
3.2. - Il secondo motivo di ricorso - con cui si lamenta che il giudice avrebbe omesso di dichiarare la contumacia dell'imputato, con la conseguenza dell'omissione della notifica dell'estratto contumaciale e l'ulteriore conseguenza della nullità della sentenza - è manifestamente infondato. Trova, infatti, applicazione il principio enunciato da questa Corte, secondo cui l'omissione della dichiarazione di contumacia non è causa di nullità della sentenza, perchè non è prevista dalla legge come tale e da essa non deriva alcun pregiudizio alla difesa dell'imputato (ex multis, Sez. 5^, 4 giugno 2008, n. 36651).
4. - Ne consegue il rigetto del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 13 luglio 2011.
Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2011 

 

 





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