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il giudizio per superiore inquadramento
Gli oneri di allegazione e prova a carico del lavoratore in un giudizio per il superiore inquadramento contrattuale 
 
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L'art. 2103 c.c. stabilisce che "il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto [96 att.] o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta [36 Cost.], e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi".
 
In caso di svolgimento di mansioni superiori, dunque, il lavoratore ha diritto al trattamento economico corrispondente e se le mansioni superiori sono espletate per un periodo di tempo superiore a quello individuato dai CCNL di settore l'assegnazione, fermo il diritto al superiore trattamento economico, diventa definitivo.
 
Su tali premesse normative, va ricordato che il giudizio volto ad ottenere il superiore inquadramento e la relativa differenza di retribuzione è particolarmente complesso per il lavoraotre che ha l'onere di allegare e di provare specificamente:
 
a) le mansioni in concreto espletate:
 
b) l'inquadramento contrattuale ricevuto;
 
c) l'inquadramento contrattuale ambito;
 
d) l'insufficienza dell'inquadramento ricevuto e la congruità dell'inquadramento ambito mediante un raffronto tra le declaratorie.

Si deve, infatti, tenere da conto il fatto che la giurisprudenza di legittimità appare molto rigorosa ponendo a carico del lavoratore un onere di allegazione e prova particolarmente impegnativo laddove ha chiarito che "non basta dire: questi sono i compiti, questa è la disposizione contrattuale invocata, ma occorre esplicitare, e poi rendere evidente sul piano probatorio, la gradazione e l'intensità (per responsabilità, autonomia, complessità, coordinamento, ecc.) dell'attività corrispondente al modello contrattuale invocato, rispetto a quello attribuito trattandosi, in tema di mansioni, di livelli di valore inclusi in un particolare sistema professionale contrattuale a carattere piramidale e, in questa vicenda, a scaglioni (attività impiegatizia a fronte di funzioni direttive, contrattualmente distinte)" (in tal senso Cass. Civ. Sez. Lav. n. 8025/03)

Con principio di diritto tralatizio la S.C. ha costantemente affermato che "Nel procedimento logico giuridico diretto alla determinazione dell'inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive, e cioè, dall'accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dalla individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e dal raffronto dei risultati di tali due indagini; l'individuazione dei criteri generali e astratti caratteristici delle singole categorie alla stregua della disciplina collettiva del rapporto non è censurabile in sede di legittimità se non per vizi di motivazione e per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale nell'interpretazione della disciplina collettiva (nel regime antecedente alla riforma processuale del giudizio di cassazione introdotta con il d.lg. 2 febbraio 2006 n. 40)" (in tal senso Cass. Civ. Sez. Lav. n.17896/2007).



Cassazione civile    sez. lav. 22/08/2007 n 17896

Nel procedimento logico giuridico diretto alla determinazione dell'inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive, e cioè, dall'accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dalla individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e dal raffronto dei risultati di tali due indagini; l'individuazione dei criteri generali e astratti caratteristici delle singole categorie alla stregua della disciplina collettiva del rapporto non è censurabile in sede di legittimità se non per vizi di motivazione e per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale nell'interpretazione della disciplina collettiva (nel regime antecedente alla riforma processuale del giudizio di cassazione introdotta con il d.lg. 2 febbraio 2006 n. 40).


Cassazione civile    sez. lav. 01/07/2004 n 12092


Ove un contratto collettivo preveda una medesima attività di base in distinte qualifiche, in scala crescente, a seconda che tale attività sia svolta in maniera elementare o in maniera più complessa, il fatto costitutivo della pretesa del lavoratore che richieda la qualifica superiore, il cui onere di allegazione e di prova incombe sullo stesso lavoratore, non è solo lo svolgimento della suddetta attività di base, ma anche l'espletamento delle più complesse modalità di prestazione, alle quali la declaratoria contrattuale collega il superiore inquadramento. (Nella specie, relativa ad esperto assunto dal Ministero degli esteri con contratto di lavoro di diritto privato, la disciplina specifica prevedeva l'inquadramento nei diversi livelli in funzione della professionalità posseduta in precedenza e dunque un'equivalenza o fungibilità di mansioni tra i suddetti livelli; la S.C. ha rilevato che se al livello rivendicato non sono collegabili specifiche mansioni, resta esclusa la possibilità di risalire dalle mansioni al livello e di presupporre che il contemplare diversi livelli comporti il collegamento di specifiche mansioni a ciascuno di essi).


Cassazione civile    sez. lav. 21/05/2003 n 8025

Il lavoratore che agisca in giudizio per ottenere l'inquadramento in una qualifica superiore ha l'onere di allegare e di provare gli elementi posti a base della domanda e, in particolare, è tenuto ad indicare esplicitamente quali siano i profili caratterizzanti le mansioni di detta qualifica, raffrontandoli altresì espressamente con quelli concernenti le mansioni che egli deduce di avere concretamente svolto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda proposta dal dipendente di un banca al fine di ottenere l'inquadramento come funzionario di grado IV F2, in quanto questi non aveva indicato nel ricorso introduttivo gli elementi caratterizzanti la qualifica superiore omettendo altresì di procedere al raffronto tra le mansioni tipiche di quest'ultima e le mansioni svolte di fatto).


il denunciato "difetto di allegazione" non risiede tanto nella mancata precisazione dei compiti espletati dal Torre (e diffusamente esplicitati anche in questa sede) o nella mancata produzione del ccnl, pacificamente acquisito al processo, quanto, come già riferito in narrativa, nell'assenza di comparazione, fra la declaratoria contrattuale rivestita e quella pretesa, a fronte delle mansioni espletate.
Si legge, infatti, nella sentenza ".. il lavoratore ha sostenuto d'aver diritto all'inquadramento come funzionario di grado IV F a sensi e per gli effetti del ccnl vigente per i dipendenti del settore terziario (1 livello con equiparazione al grado) senza minimamente dar conto di quali fossero le caratteristiche delle mansioni proprie dell'impiegato di 1 livello del settore terziario, senza neppure produrre il contratto invocato, senza evidenziare in quali termini e per quali ragioni l'attività svolta presso la Fispao era da ricomprendere tra le previsioni contrattuali relative all'impiegato di primo livello (sottolineature dell'estensore).".
L'anello mancante non consiste, dunque, a ben vedere, come opina il ricorrente, in un asserito difetto d'allegazione dell'attività prestata, quanto nel manchevole raffronto di questa con le previsioni contrattuali, addebitato dal Tribunale alla insufficiente strategia processuale del ricorrente, che era onerato della relativa prova.
Il che presuppone, anche in questa sede, una puntuale denuncia del difetto d'attività del giudice nell'analisi e nella valutazione di entrambe le declaratorie contrattuali in tesi violate, con riferimento sia a quella restrittiva applicata dall'imprenditore in modo inadeguato per il lavoratore, sia a quella coerente, indebitamente non assegnata, che concorrono a configurare, unitariamente considerate, l'ossatura della domanda e giustificano (o non) la pretesa giudiziaria.
In breve non basta dire: questi sono i compiti, questa è la disposizione contrattuale invocata, ma occorre esplicitare, e poi rendere evidente sul piano probatorio, la gradazione e l'intensità (per responsabilità, autonomia, complessità, coordinamento, ecc.) dell'attività corrispondente al modello contrattuale invocato, rispetto a quello attribuito trattandosi, in tema di mansioni, di livelli di valore inclusi in un particolare sistema professionale contrattuale a carattere piramidale e, in questa vicenda, a scaglioni (attività impiegatizia a fronte di funzioni direttive, contrattualmente distinte).
Nè può, a tal fine, sopperire l'intervento ufficioso del Giudice che non solo ignora i dati fattuali di riscontro, ma neppure può interferire con il principio fondante la regola processuale, che impone a colui che dice l'onere di allegare e di provare gli elementi complessivi posti a sostegno della domanda.
 
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