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Il licenziamento collettivo dopo la Fornero


Le novità in tema di licenziamento collettivo approtate dalla legge n 92 del 2012, nuove modalità di impugnazione e nuove conseguenze risarcitorie

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i criteri di scelta del licenziamento collettivo



I licenziamenti collettivi sono previsti e disciplinati dall'art. 24 della legge n 223 del 1991.

 
In presenza dei presupposti individuati dall'art. 24 cit., il datore di lavoro, ove intenda procedere con i licenziamenti collettivi, dovrà farlo rispettando la procedura di consultazione sindacale ed individuando i lavoratori eccedenti sulla base di criteri oggettivi, fissati, in via generale ed astratta, con accordo sindacale ovvero dalla legge (carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive ed organizzative).

I requisiti in presenza dei quali il datore di lavoro è tenuto a rispettare la procedura dei licenziamenti collettivi onde procedere alla riduzione del personale sono i seguenti:

a) deve trattarsi di un'impresa che occupi più di quindici dipendenti;
 
b) si intendono effettuare almeno cinque licenziamenti nell'arco di 12 giorni;
 
c) tali licenziamenti debbano essere effettuati nella medesima unità produttiva o nell'ambito di più unità produttive della stessa provincia;
 
d) detti licenziamenti siano conseguenza della riduzione o trasformazione di attività o lavoro ovvero della cessazione di attività.

La Riforma Fornero è intervenuta anche sulla disciplina dei licenziamenti collettivi, modulando gli effetti scaturenti da vizi che abbiano ad inficiare la procedura.
 
Ricordiamo che tale procedura prevede, essenzialmente, una preventiva fase di consultazione sindacale ed una successiva fase con la quale gli atti di recesso del datore dovranno essere posti in essere nel rispetto dei criteri concordati in via sindacale o dei criteri stabiliti dalla legge.


Ciò detto, la riforma Fornero ha esteso ai licenziamenti collettivi, ai fini dell'impugnazione del licenziamento, le disposizioni dell'art. 6 della legge n 604/1966.

Il lavoratore ha dunque l'onere di impugnare stragiudizialmente il licenziamento entro il termine di decadenza di sessanta giorni.

Il lavoratore, inoltre, deve altresì rispettare l'ulteriore termine di 180 giorni entro il quale deve depositare in giudizio il ricorso, a pena di inefficacia dell'impugnazione.

Per quel che riguarda, invece, il regime sanzionatorio dei licenziamenti collettivi illegittimti, come detto, la legge n 92 del 2012 ha determinato una modulazione degli effetti in relazione alla tipolgia del vizio.

Nel caso, di scuola, di un licenziamento collettivo orale, il giudice dichiarata la nullità del licenziamento, ordinerà la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro e condannerà il datore ad un risarcimento commisurato alla retribuzione globale di fatto da ultimo percepita dal lavoratore dal dì del licenziamento a quello dell'effettiva reintegra con un importo minimo di cinque mensilità (con facoltà per il lavoratore di scegliere, anzichè la reintegra, ulteriori quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto percepita). Il giudice condannerà altresì il datore di lavoro al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.
 
Nel caso della violazione della procedura di consultazione sindacale prevista dall'art. 4 comma 12 della Legge n 223 del 1991, il giudice dichiarerà invece risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento condannando il datore di lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva compresa tra un minimo di 12 mensilità ed un massimo di 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto (art. 18, comma 7 della L. n. 300/1970).
 
In caso di violazione dei criteri di scelta il giudice annullerà il licenziamento e condannerà il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro (applicandosi anche in tale caso le disposizioni relative alla ripresa del servizio su invito del datore di lavoro, alla facoltà del lavoratore di optare per l'indennità sostitutiva). Il datore di lavoro sarà altresì condannato al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, in misura comunque non superiore a 12 mensilità.






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