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Il nuovo Codice di comportamento per i dipendenti pubblici.
Articolo di
 
penalista in Roma
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Il nuovo Codice di comportamento per i dipendenti pubblici.

 

È stato recentemente emanato il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici[1] in rispetto a quanto previsto dall’art.1, comma 44 L. n. 190/2012 (c.d. Legge anticorruzione).

 

La normativa in parola, entrata in vigore nel dicembre 2012, prevedeva che il nuovo testo dovesse contenere, tra le altre, una parte dedicata alla prevenzione dei fenomeni di corruzione.

Il nuovo Codice, che abroga il precedente[2], rispetta tale vincolo prevedendo, invero, nel suo art. 8, rubricato per l’appunto “prevenzione della corruzione”, il dovere, per il dipendente, di rispettare le misure necessarie alla prevenzione degli illeciti nell’amministrazione (oltre a non violare le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione[3] ed a collaborare con il responsabile della prevenzione della corruzione[4] segnalando eventuali situazioni di illecito).

 

La prevenzione alla corruzione è struttura mediante la disciplina di tre diversi aspetti:

 

  • regali e compensi;
  • rapporti tra privati;
  • incarichi professionali.

 

Relativamente al primo si prevede, ex art. 4, il divieto per il dipendente di chiedere ed accettare regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore[5] effettuati occasionalmente e nell’ambito delle normali relazioni di cortesia, quale corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio. 

I beni, non possono essere ricevuti neppure dai soggetti nei cui confronti “è o sta per essere chiamato a svolgere o a esercitare attività o potestà dell’ufficio ricoperto”. Il divieto in questione è posto anche tra gli stessi dipendenti: non potendo accettare, chiedere ed offrire regali od altre utilità da parte dei propri subordinati o sovraordinati. Infine, per i beni comunque ricevuti, sussiste l’obbligo di restituzione al mittente. 

 

Altro aspetto da considerare nell’ottica di regolare, reprimere e prevenire possibili azioni corruttive, è senza alcun la disciplina dei rapporti tra privati. 

L’art. 10 del Codice prevede per i dipendenti pubblici l’onere di non sfruttare, nei rapporti interpersonali, la propria posizione professionale per ottenere delle utilità che non dovute.

 

Infine, per quanto riguarda gli incarichi professionali, ai dipendenti pubblici è fatto divieto di accettare incarichi di collaborazione professionale da soggetti privati che abbiano (o abbiano avuto nel biennio precedente) un interesse economico significativo inerente l’ufficio di appartenenza. 

In tal senso appare degna di nota anche l’ulteriore previsione che stabilisce l’obbligo per il dipendente di informare, per iscritto, il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti di collaborazione che ha in essere con soggetti privati in qualunque modo retribuiti. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Il Codice si applica ai dipendenti, dirigenti e non dirigenti, delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

[2] Decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000 recante “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”.

[3] Sul punto è intervenuto il Dipartimento della la Funzione Pubblica che con la circolare n. 1/2013, ha stabilito che il piano triennale da inviare al Dipartimento della Funzione Pubblica “in fase di prima applicazione” sarà trasmesso entro il 31 marzo 2013, derogando, dunque, al termine del 31 gennaio così come stabilito dalla L. n. 190/2012.   

[4] Nuova figura, individuata tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio -per le pubbliche amministrazioni centrali- e nei segretari -per gli enti locali-, a cui affidare il compito di strutturare un sistema idoneo a contrastare ab origine il diffuso fenomeno corruttivo.

[5] Ai sensi del 4 comma dell’art. 4 del Codice, per regali o altre utilità di modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a Euro 100,00. I piani di prevenzione della corruzione possono modulare tale importo, anche in misura ridotta, e comunque per un importo massimo non superiore ad Euro 150,00.

 

 

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penalista in Roma

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