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il patteggiamento della pena
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il giudizio immediato
 
 
 
Il patteggiamento (applicazione della pena su richiesta ex art. 444 cpp) è un rito speciale di carattere premiale che consente all'imputato o all'indagato (trattasi infatti di rito che può precedere l'imputazione penale) di concordare con il PM (ovvero di richiederne il conenso) una pena detentiva o sostitutiva diminuita fino ad un terzo rispetto a quella applicabile tenuto conto delle circostanze. Il patteggiamento è ammesso solo laddove la pena detentiva anche congiunta a pena pecuniaria e diminuita fino ad un terzo non ecceda i cinque anni di reclusione Il patteggiamento può essere chiesto durante le indagini preliminari al GIP, nell'udienza preliminare sino alla discussione di cui all'art. 421 cpp o di cui all'art. 422 cpp al GUP, nonchè, in caso di giudizio direttissimo o di giudizio immediato al giudice del dibattimento entro l'udienza di apertura del dibattimento nel primo caso ed entro il termine di quindici giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato ex art. 458 comma 1 cpp nel secondo. Al giudice può essere formulata una richiesta congiunta in udienza o fuori udienza, in questo ultimo caso viene fissata un'udienza per la decisione. E' anche possibile che la richiesta sia formulata unilateralmente, in udienza o fuori udienza ed in tal caso la parte non richiedente potrà esprimere il proprio consenso o il dissenso. Il dissenso del PM, peraltro, impedisce il patteggiamento durante le indagini preliminari ma, ove il giudice dibattimentale o quello dell'impugnazione ritenga il dissenso ingiustificato, potrà emettere sentenza di condanna alla pena richiesta. La richiesta può essere rinnovata in dibattimento anche laddove rigettata dal GIP. Il patteggiamento della pena può essere subordinato dall'imputato - indagato alla concessione della sospensione condizionale della pena, sicchè, in tal caso, ove il giudice ritenga insesistenti i presupposti per la concessione del beneficio dovrà rigettare la richiesta di applicazione della pena ex art. 444 cpp anche se ritenga corretta la qualificazione penale del fatto e la pena proposta.
 

ARTICOLO  444

Applicazione della pena su richiesta.

1. L'imputato [60, 61] e il pubblico ministero possono chiedere [446, 447] al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria [135-137, 188 att.; 248 trans.; 25 min.] (1) (2).

1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo e terzo comma, 600-ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies, nonché 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, (3) nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'articolo 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria (1).

2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione [69 c.p.] delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza [448] l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile [76], il giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3 (4).

3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena [345, 163 c.p.]. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta [448].

(1) L'art. 1 l. 12 giugno 2003, n. 134 ha sostituito l'originario comma 1 con i commi 1 e 1-bis. Per una disposizione transitoria v. l'art. 5 l. n. 134, cit.

(2) Per il riferimento alle sanzioni sostitutive, v. artt. 53 s. l. 24 novembre 1981, n. 689.

(3) Le parole da «i procedimenti» a «codice penale», sono state inserite dall'art. 11 l. 6 febbraio 2006, n. 38.

(4) Comma così sostituito dall'art. 32 l. 16 dicembre 1999, n. 479. Precedentemente la Corte cost., con sentenza 26 giugno 1990, n. 313, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma prima nella parte in cui non prevedeva che, ai fini e nei limiti di cui all'art. 27 3 Cost., il giudice potesse valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione, e successivamente, con sentenza 12 ottobre 1990, n. 443, nella parte in cui non prevedeva che il giudice condannasse l'imputato al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, salvo che ritenesse di disporne, per giusti motivi, la compensazione totale o parziale.

ARTICOLO  445

Effetti dell'applicazione della pena su richiesta.

1. La sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento [535] né l'applicazione di pene accessorie [19 c.p.] e di misure di sicurezza [215 s. c.p.], fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall'articolo 240 del codice penale (1).

1-bis. Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento [524], non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi [651]. Salve diverse disposizioni di legge [689 2a n. 5], la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna (1) (2).

2. Il reato è estinto [170 c.p.], ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, (3) se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole [136, 137 att.]. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l'applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

(1) L'art. 21al. 12 giugno 2003, n. 134, ha sostituito il precedente comma 1 con i commi 1 e 1-bis. Per una disposizione transitoria v. l'art. 5 l. n. 134, cit.

(2) Vedi Corte cost. 6 giugno 1991, n. 251 riportata sub art. 447.

(3) Le parole «, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria,» sono state inserite dall'art. 21b l. n. 134, cit.

ARTICOLO  446

Richiesta di applicazione della pena e consenso.

1. Le parti possono formulare la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, fino alla presentazione delle conclusioni di cui agli articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabilite dall'articolo 458, comma 1 15 GIORNI DALLA NOTIFICA DEL DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO IMMEDIATO (1) (2).

2. La richiesta e il consenso nell'udienza sono formulati oralmente; negli altri casi sono formulati con atto scritto.

3. La volontà dell'imputato [60, 61] è espressa personalmente o a mezzo di procuratore speciale [122] e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. Il consenso sulla richiesta può essere dato entro i termini previsti dal comma 1, anche se in precedenza era stato negato (3).

5. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarietà della richiesta o del consenso, dispone la comparizione dell'imputato.

6. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve enunciarne le ragioni [448 1].

(1) Comma così sostituito dall'art. 331 lett. a)l. 16 dicembre 1999, n. 479.

(2) Per una disposizione transitoria v. l'art. 5 l. 12 giugno 2003, n. 134.

(3) Comma così sostituito dall'art. 33 1 lett. b) l. n. 479, cit.

ARTICOLO  447

Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari.

1. Nel corso delle indagini preliminari [326 s.; 2482 trans.], il giudice [328], se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell'altra parte, fissa, con decreto in calce alla richiesta, l'udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all'altra parte. Almeno tre giorni prima dell'udienza [172 5] il fascicolo del pubblico ministero [373 5, 416 2] è depositato nella cancelleria del giudice.

2. Nell'udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono [127] (1).

3. Se la richiesta è presentata da una parte, il giudice fissa con decreto un termine all'altra parte per esprimere il consenso o il dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a cura del richiedente. Prima della scadenza del termine non è consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso di consenso si procede a norma del comma 1.

(1)La Corte cost., con sentenza 6 giugno 1991, n. 251, nel dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 447, 448 e 563 c.p.p. nella parte in cui non prevedono che, nella fase delle indagini preliminari, la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti sia emessa in pubblica udienza, dopo aver escluso che la sentenza in questione assuma le caratteristiche proprie di una sentenza di condanna basata sull'accertamento pieno della «fondatezza dell'accusa penale», ha tra l'altro affermato che, proprio per tale considerazione, non risulta violato dalla disciplina in questione il disposto dell'art. 61 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo.

ARTICOLO  448

Provvedimenti del giudice.

1. Nell'udienza prevista dall'articolo 447, nell'udienza preliminare [416 s.], nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice, se ricorrono le condizioni per accogliere la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente sentenza. Nel caso di dissenso da parte del pubblico ministero o di rigetto della richiesta da parte del giudice per le indagini preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado [492 1], può rinnovare la richiesta e il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza [135 att.]. La richiesta non è ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice. Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado [524] o nel giudizio di impugnazione [601 s.] quando ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero [446 6] o il rigetto della richiesta (1).

2. In caso di dissenso, il pubblico ministero può proporre appello [594]; negli altri casi la sentenza è inappellabile.

3. Quando la sentenza è pronunciata nel giudizio di impugnazione, il giudice decide sull'azione civile a norma dell'articolo 578.

(1) Comma così sostituito dall'art. 34 l. 16 dicembre 1999, n. 479.

 

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