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inutilizzabilità della prova penale patologica e fisiologica
In base all'art. 191 cpp, l'inutilizzabilità è la conseguenza processuale dell'assunzione di una prova in violazione di uno specifico divieto probatorio.
 
Un esempio può essere quello di cui all'art. 220 comma 2 cpp, in base al quale nel processo di cognizione: "non sono ammesse perizie per stabilire l'abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell'imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche".
 
L'inutilizzabilità patologica consegue in linea generale alla violazione di una norma che concerne l'an dell'assunzione della prova. La violazione di norme che concernono il quomodo della prova e, cioè, le sue modalità di assunzione, determina l'inutilizzabilità solo se tale sanzione è prevista espressamente dalla legge come conseguenza della violazione di tali modalità di assunzione. L'inutilizzabilità patologica, a mente dell'art. 191, comma 2 cpp non può essere sanata e deve essere rilevata anche d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del procedimento.

Un particolare profilo relativo all'inutilizzabilità patologica delle prove assunte nel processo penale è quello inerente la c.d. inutilizzabilità derivata.
 
Ci si è al riguardo chiesti se l'illegittimità di una prova si estenda ad altra prova il cui reperimento sia stato determinato dalla prima. Caso titpico è quello della perquisizione illegittima seguita dal sequestro.
 
Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale, l'inutilizzabilità derivata non esisterebbe in quanto difetterebbe la norma che tale effetto contempli.
 
In particolare, si argomenta dall'espressa previsione della nullità derivata ex art. 185 cpp e dall'assenza di analoga previsione con riferimento all'inutilizzabilità probatoria (in termini cfr. Cass Pen Sez I, 26 maggio 1994 - Scaduto).

Secondo un diverso indirizzo interpretativo, il peculiare nesso funzionale che lega la perquisizione al sequestro, comporta l'estensione dell'inutilizzabilità alla prova successivamente reperita (così Cass Pen, Sez V, 13 marzo 1992 - Casini).

Con specifico riguardo al rapporto tra la perquisizione (illegittimamente disposta) e il sequestro del corpo del reato o di cose pertinenti al reato, hanno avuto modo di occuparsi della questione le Sezioni Unite della Cassazione Penale concludendo nel senso della legittimità del sequestro sul rilievo che lo stesso costituisce un atto dovuto la cui omissione esprrebbe gli autori di essa a responsabilità penale (cfr. Cass Pen, Sez Un, 16 maggio 1996, Sala).

Concettualmente diversa è la nozione di inutilizzabilità fisiologica della prova acquisita durante le indagini preliminari.
 
In tal caso l'inutilizzabilità dei risultati probatori delle indagini deriva in linea retta dal disposto di cui all'art. 526 cpp a mente del quale, il giudice può utilizzare ai fini della deliberazione, soltanto le prove legittimamente acquisite nel dibattimento. Le prove raccolte durante le indagini preliminari ma non legittimamente assunte in dibattimento mediante le letture consentite dagli artt. 511 e ss cpp, non sono utilizzabili in quanto raccolte senza il rispetto del principio costituzionale del contraddittorio.




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