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la chiamata in correitą
La chiamata in correità è la dichiarazione resa dal coautore del medesimo reato o dall'autore di un reato connesso, a carico del o dei complici. Si tratta in sostanza della dichiarazione rilasciata da un pentito (o collaboratore di giustizia) e, come tale, non è, da sola sufficiente a produrre la certezza processuale dei fatti cui si riferisce.

In tale senso, l'art. 192, comma 3 del cpp stabilisce che la chiamata in correità deve essere valutata dal giudice unitamente agli altri elementi di prova che ne confermino l'attendibilità.
 
Perchè sia raggiunta la certezza sui fatti che formano oggetto delle dichiarazioni dei pentiti in merito ai correi, occorre una verifica intrinseca ed una estrinseca sull'attendibilità del collaboratore di giustizia.
 
La verifica intrinseca viene effettuata valutando la personalità, l'ambiente di vita, il passato, i rapporti con il correo, la genesi della volontà di collaborare e le finalità perseguite dal pentito unitamente all'eventuale veridictà acclarata di altre dichiarazioni già rilasciate.
La verifica intrinseca involge anche i requisiti intrinseci della dichiarazione sotto il profilo della precisione, della spontaneità e della logica.
 
Ove la verifica intrinseca dia esito negativo, non sarà neppure necessario passare al riscontro estrinseco cui invece si procederà solo laddove la prima verifica sia andata a buon fine.
 
La verifica estrinseca è la conferma della veridictà dei fatti dichiarati attraverso altri elementi di prova (ad esempio il rinvenimento della cosa pertinente al reato sulla base delle indicazioni del pentito) ovvero attraverso ulteriori dichiarazioni testimoniale o una ulteriore chiamata in correità.
 
Se la chiamata in correità riguarda una pluralità di soggetti, sia la verifica intrinseca che quella estrinseca debbono essere individualizzate con riferimento a ciascun chiamato. In tal senso con riferimento ai fatti addebitati a ciascuno dei chiamati in correità sarà necessario reperire i riscontrii esterni che possano corroborare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia.
 
Il riscontro consiste, dunque, in altri elementi indiziari di prova. Ove tali elementi, però, siano delle dichiarazioni rilasciate da altri pentiti, affinchè possano assurgere al rango di prova piena, sarà necessario che le stesse siano tutte de visu o de auditu e non già de relato.




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