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la disciplina del rapporto di lavoro del dirigente
Gli elementi peculiari relativi alla disciplina giuridica del rapporto di lavoro con il dirigente, l'orario, la durata e la cessazione del rapporto di lavoro, cenni alla dirigenza nel pubblico impiego
 
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Tradizionalmente la dottrina definisce il dirigente come titolare di una posizione organizzativa di vertice dell'organizzazione aziendale caratterizzata dalla preposizione all'impresa o a un ramo o settore di essa. In altri termini, il dirigente esprime la volontà dell'imprenditore.
 
In sede contenziosa, risulta particolarmente complessa l'individuazione della linea di demarcazione tra la figura del dirigente e quella dell'impiegato con funzioni direttive o quella del quadro in quanto si tratta, in tutti i casi, di posizioni di vertice munite di margini di autonomia decisoria e di margini di autonomia finanziaria in seno all'impresa per cui la distinzione tra gli stessi finisce per riposare sull'ampiezza di tali poteri, il che finisce, poi, irrimediabilmente per sortire esiti valutativi non esempre coerenti. In ogni caso, dovrebbero essere le fonti collettive a fornire i criteri valutativi per il giudizio.
 
Ciò premesso, non v'è dubio che la peculiarità della figura del dirigente comporta che il rapporto di lavoro che egli intrattiene con il datore di lavoro debba essere caratterizzato da un forte vincolo fiduciario, vincolo, questo, che condizionerà inevitabilmente anche la possibilità di conservare il rapporto di lavoro in quanto anche una minima incrinatura di tale legame dovrebbe consentire al datore di lavoro di recedere giustificatamente dal rapporto.
 
Al dirigente, dunque, proprio in funzione della peculiarità della sua posizione organizzativa, non si applicano alcune delle tutele tipiche che si applicano agli altri lavoratori dipendenti.
 
In primo luogo il dirigente, salvo diversa previsione delle fonti collettive, non ha un orario di lavoro sicchè neppure ha titolo a compensi per lavoro straordinario non essendo distinguibile l'orario di lavoro normale da quello straordinario. Secondo la giurisprudenza, si può, in ipotesi, configurare un diritto al compenso per lavoro straordinario in favore del dirigente solo qualora egli presti l'attività oltre i limiti della ragionevolezza e dell'esigibilità, in una prospettiva di tutela della salute.
 
Inoltre, al contrario di quanto avviene per gli altri lavoratori subordinati, il rapporto di lavoro con il dirigente è normalmente a tempo determinato. 
 
Ove, poi, il datore intenda recedere dal rapporto di lavoro con il proprio dirigente, non è necessaria la ricorrenza di una giusta causa o di un giustificato motivo del licenziamento essendo sufficiente che il licenziamento sia giustificato, nel senso che non sia arbitrario e risponda ad un'obiettiva e riscontrabile motivazione d'impresa. Al riguardo i giudici di legittimità hanno ritenuto la legittimità del licenziamento del dirigente ogni qual volta il datore di lavoro eserciti il diritto di recesso nel rispetto del principio di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., nonché sulla base di motivi datoriali seri, razionali e ragionevoli (tra le tante, v. Cass. 10 giugno 1999, n. 5709, GL, 1999, 32; Cass. 29 gennaio 1999, n. 825, NGL, 1999, 269). 
 
Ne discende, ad esempio, in ipotesi di licenziamento del dirigente giustificato da motivi economici, che non potrà farsi applicazione diretta dei criteri che la giurisprudenza di legittimità ha elaborato per la valutazione della legittimità del licenziamento per GMO (si pensi a quello del repechage o alla correttezza e buona fede nella scelta del lavoratore da licenziare con applicazione residuale in via analogica dei criteri di cui all'art. 5 della l. n. 223 del 1991).
 
Nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, la dirigenza è disciplinata dagli art. 15 - 27 del TU sul pubblico impiego.
 
I dirigenti pubblici sono articolati in due fasce: alla prima fascia si accede mediante concorso per titoli ed esami cui sono ammessi i dirigenti di ruolo che abbiano maturato almeno cinque anni di servizio nei ruoli dirigenziali e gli altri soggetti in possesso di titoli di studio  e professionali richiesti dai relativi bandi; alla seconda fascia si accede attraverso concorso indetto dalle singole amministrazioni ovvero mediante corso concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.
L'incarico dirigenziale viene conferito a tempo determinato per un periodo inferiore a tre anni e non superiore a cinque  
 
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