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La patologia del contratto a progetto
La patologia del contratto a progetto e la trasformazione in rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell'art. 69 del d lsg n 276 del 2003 la mancanza del progetto, la simulazione di un rapporto di lavoro a progetto e il progetto inattuato 
 
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L'art. 69 del d.lgs. n. 276 del 2003 stabilisce gli effetti dell'illegittimo ricorso al contratto a progetto da parte del datore di lavoro.
 
Il primo comma sanziona con la conversione in un rapporto di lavoro subordinato sin dalla costituzione del  rapporto di lavoro la mancata individuazione, nel contratto, di uno specifico progetto.
 
Il secondo comma sanziona, con la trasformazione in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi, i contratti a progetto che, pur formalmente corretti, di fatto abbiano avuto esecuzione con l'attuazione di un rapporto lavorativo di natura subordinata.
 
Come è evidente, il primo comma stabilisce una conversione per violazioni di carattere formale mentre il secondo comma stabilisce la trasformazione in relazione ad una simulazione di contratto a progetto attuata dalle parti.
 
Con riferimento all'ipotesi di conversione di cui al primo comma, si pone la questione se la parte datoriale sia ammessa a fornire la prova della sussistenza di un rapporto di lavoro autonomo ex art. 2222 c.c.
 
Nella giurisprudenza di merito formatasi prima delle modifiche introdotte dalla l. n 92 del 2012, invero, si erano delineati due indirizzi. Secondo il primo, la norma stabilisce una presunzione che ammette la parte datoriale a provare la sussistenza di un rapporto di lavoro autonomo ex art. 2222 c.c. Per un secondo indirizzo, invece, la norma stabilirebbe una sorta di conversione di carattere sanzionatorio per la violazione di una norma di legge, sicchè non sarebbe ammessa alcuna prova contraria.
 
Il secondo comma, invece, onera il lavoratore della prova della natura subordinata del rapporto in concreto attuato dalle parti.
 
La norma stabilisce, in caso di prova positiva in ordine alla subordinazione, la trsformazione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi.
 
Si è posta la questione se il riferimento del Legislatore alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi significhi che il contratto a progetto possa/debba essere trsformato in un contratto di lavoro a termine stante la sua ontologica natura transitoria.
 
In merito, può osservarsi che il Legislatore ha fatto riferimento alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi dalle parti con la conseguenza che la natura transitoria del contratto non dovrebbe avere alcuna rilevanza al fine di valutare in che tipo di rapporto di lavoro subordinato debba essere trasformato il contratto a progetto simulato.
 
Ciò non esclude a priori che di fatto risulti che le parti avevano inteso in ogni caso instaurare un rapporto a termine ma ciò dovrà essere provato in modo rigoroso dalla parte datoriale (ad esempio mediante la prova di un già programmato successivo impiego del lavoratore) stante l'eccezionalità del rapporto subordinato a termine rispetto a quello a tempo indeterminato.
 
Più agevole risulterà invece la prova che il rapporto di lavoro di fatto realizzatosi è stato a tempo parziale anzichè a tempo pieno.
 
Una questione che non consta essere stata compiutamente analizzata dalla giurisprudenza è quella dell'applicazione dei due commi dell'art. 69 del d.lgs. n. 276 del 2003 al caso in cui vi sia un contratto a progetto con individuazione specifica di un progetto con adibizione del lavoratore a mansioni diverse rispetto a quelle individuate nel contratto.
 
Il dubbio, in sostanza, è se debba farsi applicazione del 1° comma dell'art. 69 nonostante l'individuazione specifica del progetto oppure del 2° comma dell'art. 69 con il conseguente onere, per il lavoratore, di dare la prova della subordinazione.
 
Appare ragionevole ritenere che, in tali ipotesi, si ricada nell'alveo del 1° comma, ossia nella fattispecie della mancanza di un progetto specifico, con la conseguente conversione automatica, sin dalla data della costituzione, in un rapporto di lavoro subordinato senza la necessità della prova della subordinazione.
 
La situazione che si determina a fronte di un contratto a progetto formalmente corretto ma nei fatti inattuato è, infatti, analoga a quella che si determina nel caso in cui il contratto manchi o nel caso in cui manchi il progetto.
 
Ragionando diversamente, infatti, l'elusione del disposto di legge sarebbe sin troppo agevole in quanto sarebbe sufficiente elaborare un unico contratto a progetto ed utilizzarlo per l'instaurazione di un numero potenzialmente infinito di rapporti di lavoro.
 
Affinchè operi il secondo comma dell'art. 69 del d.lgs. n. 276 del 2003 appare, cioè, necessario non soltanto che vi sia un contratto a progetto con individuazione di uno specifico progetto ma anche che il lavoratore sia stato adibito a quel progetto.
 
Solo in tal caso, ai fini della trasformazione del rapporto sarà necessario, per il lavoratore, fornire la prova che le modalità di svolgimento del rapporto sono state quelle tipiche della subordinazione.



art 69
Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e conversione del contratto



1. I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico progetto[, programma di lavoro o fase di esso] ai sensi dell'articolo 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto (1) (2).

2. Qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell'articolo 61 sia venuto a configurare un rapporto di lavoro subordinato, esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti. Salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, nel caso in cui l'attivita' del collaboratore sia svolta con modalita' analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell'impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalita' che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale (3).
3. Ai fini del giudizio di cui al comma 2, il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell'ordinamento, all'accertamento della esistenza del progetto[, programma di lavoro o fase di esso] e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano al committente (4).
(1) Comma modificato dall'articolo 1, comma 23, lettera f), della Legge 28 giugno 2012, n. 92. A norma del comma 25 del medesimo articolo 1, il presente comma, come modificato dalla suddetta lettera f) del comma 3 dell'articolo 1, si applica ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della summenzionata Legge n. 92 del 2012 (18 luglio 2012). Per i contratti stipulati anteriormente a tale data, si applica il testo precedente alla modificazione: "1. I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso ai sensi dell'articolo 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.".
(2) A norma dell'articolo 1, comma 24, della Legge 28 giugno 2012, n. 92, il presente comma, come modificato dalla lettera f) del comma 23 dell'articolo 1 della suddetta Legge n. 92 del 2012, si interpreta nel senso che l'individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di validita' del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
(3) Comma modificato dall'articolo 1, comma 23, lettera g), della Legge 28 giugno 2012, n. 92. A norma del comma 25 del medesimo articolo 1, il presente comma, come modificato dalla suddetta lettera g) del comma 3 dell'articolo 1, si applica ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della summenzionata Legge n. 92 del 2012 (18 luglio 2012). Per i contratti stipulati anteriormente a tale data, si applica il testo precedente alla modificazione: "2. Qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell'articolo 61 sia venuto a configurare un rapporto di lavoro subordinato, esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti.".
(4) Comma modificato dall'articolo 1, comma 23, lettera f), della Legge 28 giugno 2012, n. 92. A norma del comma 25 del medesimo articolo 1, il presente comma, come modificato dalla suddetta lettera f) del comma 3 dell'articolo 1, si applica ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della summenzionata Legge n. 92 del 2012 (18 luglio 2012). Per i contratti stipulati anteriormente a tale data, si applica il testo precedente alla modificazione: "3. Ai fini del giudizio di cui al comma 2, il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell'ordinamento, all'accertamento della esistenza del progetto, programma di lavoro o fase di esso e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano al committente.".
«art 68 art 69 bis»
 
 
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