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la prova documentale nel processo penale

Limiti di ammissibilità della prova documentale nel processo penale, l'oggetto della prova documentale, acquisizione dei verbali degli altri procedimenti penali, prove ripetibili e irripetibili, utilizzabilità delle prove assunte in altri procedimenti, le sentenze irrevocabili e la loro efficacia nella prova del fatto, la necessità dei riscontri

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l'esame delle parti private

ricognizioni confronti ed esperimenti giudiziali

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Articolo  234

Prova documentale.

1. È consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

2. Quando l'originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia [112].

3. È vietata [191] l'acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti [194 1, 3].

Articolo  235

Documenti costituenti corpo del reato.

1. I documenti che costituiscono corpo del reato [253] devono essere acquisiti qualunque sia la persona che li abbia formati o li detenga [240].

Articolo  236

Documenti relativi al giudizio sulla personalità.

1. È consentita l'acquisizione dei certificati del casellario giudiziale, della documentazione esistente presso gli uffici del servizio sociale degli enti pubblici e presso gli uffici di sorveglianza nonché delle sentenze irrevocabili [648] di qualunque giudice italiano e delle sentenze straniere riconosciute [730 s.], ai fini del giudizio sulla personalità dell'imputato o della persona offesa dal reato, se il fatto per il quale si procede deve essere valutato in relazione al comportamento o alle qualità morali di questa.

2. Le sentenze indicate nel comma 1 e i certificati del casellario giudiziale possono inoltre essere acquisiti al fine di valutare la credibilità di un testimone.

Articolo  237

Acquisizione di documenti provenienti dall'imputato.

1. È consentita l'acquisizione, anche di ufficio [190], di qualsiasi documento proveniente dall'imputato [240], anche se sequestrato presso altri o da altri prodotto.

Articolo  238

(1) Verbali di prove di altri procedimenti.

1. È ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale [78 att.] se si tratta di prove assunte nell'incidente probatorio [392 s.] o nel dibattimento [496 s.] (2).

2. È ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio civile definito con sentenza che abbia acquistato autorità di cosa giudicata [324 c.p.c.].

2-bis. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 i verbali di dichiarazioni possono essere utilizzati contro l'imputato soltanto se il suo difensore ha partecipato all'assunzione della prova o se nei suoi confronti fa stato la sentenza civile (3).

3. È comunque ammessa l'acquisizione della documentazione di atti che non sono ripetibili. Se la ripetizione dell'atto è divenuta impossibile per fatti o circostanze sopravvenuti, l'acquisizione è ammessa se si tratta di fatti o circostanze imprevedibili (4).

4. Al di fuori dei casi previsti dai commi 1, 2, 2-bis e 3, i verbali di dichiarazioni possono essere utilizzati nel dibattimento soltanto nei confronti dell'imputato che vi consenta; in mancanza di consenso, detti verbali possono essere utilizzati per le contestazioni previste dagli articoli 500 e 503 (5).

5. Salvo quanto previsto dall'articolo 190-bis, resta fermo il diritto delle parti di ottenere a norma dell'articolo 190 l'esame delle persone le cui dichiarazioni sono state acquisite a norma dei commi 1, 2, 2-bis e 4 del presente articolo (6).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 3 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.

(2)La Corte cost., con sentenza interpretativa di rigetto, 26 maggio 1994, n. 198, nel dichiarare non fondata una questione di legittimità costituzionale dell'art. 2381, ha affermato che detta norma «in tanto potrà ricevere applicazione, pure di fronte ad una prova assunta con incidente probatorio senza la presenza del difensore, in quanto i soggetti nei confronti dei quali la prova dovrà essere utilizzata non avessero o non potessero ancora assumere la qualità di persone sottoposte alle indagini, per non essere "stati raggiunti da indizi di colpevolezza, atteso che, per definizione, nessun contraddittorio poteva essere nei loro confronti assicurato"».

(3) Comma aggiunto dall'art. 3 l. 7 agosto 1997, n. 267, e successivamente così sostituito dall'art. 91 lett.a)l. 1° marzo 2001, n. 63.

(4) Comma così sostituito dall'art. 9 1 lett. b) l. n. 63, cit.

(5) Comma così sostituito dall'art. 9 1 lett. c) l. n. 63, cit. Precedentemente la Corte cost., con sentenza 2 novembre 1998, n. 361, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma «nella parte in cui non prevede che, qualora in dibattimento la persona esaminata a norma dell'art. 210 rifiuti o comunque ometta in tutto o in parte di rispondere su fatti concernenti la responsabilità di altri già oggetto delle sue precedenti dichiarazioni, in mancanza di consenso dell'imputato alla utilizzazione si applica l'art. 500, commi 2-bis e 4».

(6) Comma così modificato dall'art. 3 l. n. 267, cit.

Articolo  238  Bis

(1) Sentenze irrevocabili.

1. Fermo quanto previsto dall'articolo 236, le sentenze divenute irrevocabili [648] possono essere acquisite ai fini della prova di fatto (2) in esse accertato e sono valutate a norma degli articoli 187 e 192, comma 3.

(1) Articolo inserito dall'art. 3 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.

(2) L'espressione «di fatto» è presente nel testo ufficiale: verosimilmente, deve intendersi «del fatto».

 

 

Articolo  239

Accertamento della provenienza dei documenti.

1. Se occorre verificarne la provenienza, il documento è sottoposto per il riconoscimento alle parti private o ai testimoni.

Articolo  240

Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali (1).

1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime [333 3] non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati [191; 108 att.; 5 reg.],  salvo che costituiscano corpo del reato [235, 253] o provengano comunque dall'imputato [237].

2. Il pubblico ministero dispone l'immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento ed il loro contenuto non può essere utilizzato (2).

3. Il pubblico ministero, acquisiti i documenti, i supporti e gli atti di cui al comma 2, entro quarantotto ore, chiede al giudice per le indagini preliminari di disporne la distruzione.

4. Il giudice per le indagini preliminari entro le successive quarantotto ore fissa l'udienza da tenersi entro dieci giorni, ai sensi dell'articolo 127, dando avviso a tutte le parti interessate, che potranno nominare un difensore di fiducia, almeno tre giorni prima della data dell'udienza (3).

5. Sentite le parti comparse, il giudice per le indagini preliminari legge il provvedimento in udienza e, nel caso ritenga sussistenti i presupposti di cui al comma 2, dispone la distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al medesimo comma 2 e vi dà esecuzione subito dopo alla presenza del pubblico ministero e dei difensori delle parti (3).

6. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione o acquisizione illecita dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma 2 nonché delle modalità e dei mezzi usati oltre che dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto degli stessi documenti, supporti e atti (4).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 1 d.l. 22 settembre 2006, n. 259, conv., con modif., in l. 20 novembre 2006, n. 281, come modificato in sede di conversione, a decorrere dal 22 novembre 2006. Il testo dell'articolo, nella formulazione introdotta dall'art. 1 d.l. n. 259, cit. antecedente la conversione in legge, era il seguente: «1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato. - 2. L'autorità giudiziaria dispone l'immediata distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni, relativi al traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo notizia di reato, né può essere utilizzato a fini processuali o investigativi. - 3. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione e dell'acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse». Il testo precedentemente in vigore era il seguente: «(Documenti anonimi). 1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati salvo che costituiscano corpo del reato o provengano cumunque dall'imputato».

V. anche art. 3 d.l. n. 259, cit., come modificato in sede di conversione, che così dispone: «1. Chiunque consapevolmente detiene gli atti, i supporti o i documenti di cui sia stata disposta la distruzione ai sensi dell'articolo 240 del codice di procedura penale è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. - 2. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto di cui al comma 1 è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio».

(2) V. art. 4 d.l. n. 259, cit., come modificato in sede di conversione. Si riporta anche l'art. 3 del medesimo decreto che, nella sua formulazione antecedente la conversione in legge, così disponeva: «1. Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a sei anni. 2. Si applica la pena della reclusione da uno a sette anni se il fatto di cui al comma 1 è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio».

(3) La Corte cost., con sentenza 11 giugno 2009, n. 173, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dei commi 4 e 5 del presente articolo «nella parte in cui non prevede, per la disciplina del contraddittorio, l'applicazione dell'art. 401, commi 1 e 2, dello stesso codice».

(4) La Corte cost., con sentenza 11 giugno 2009, n. 173, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 6 del presente articolo «nella parte in cui non esclude dal divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti, nella redazione del verbale previsto dalla stessa norma, le circostanze inerenti l'attività di formazione, acquisizione e raccolta degli stessi documenti, supporti e atti».

Articolo  241

Documenti falsi.

1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 537, il giudice, se ritiene la falsità di un documento acquisito al procedimento, dopo la definizione di questo, ne informa il pubblico ministero trasmettendogli copia del documento.

 

Articolo  242

Traduzione di documenti. Trascrizione di nastri magnetofonici.

1. Quando è acquisito un documento redatto in lingua diversa da quella italiana, il giudice ne dispone la traduzione a norma dell'articolo 143 se ciè è necessario alla sua comprensione.

2. Quando è acquisito un nastro magnetofonico, il giudice ne dispone, se necessario, la trascrizione a norma dell'articolo 268, comma 7.

Articolo  243

Rilascio di copie.

1. Quando dispone l'acquisizione di un documento che non deve rimanere segreto [329], il giudice, a richiesta di chi ne abbia interesse, può autorizzare la cancelleria a rilasciare copia autentica a norma dell'articolo 116 [258].





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