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La sentenza di non luogo a procedere

I provvedimenti conclusivi dell'udienza preliminare - la sentenza di non luogo a procedere e l'impugnativa


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ARTICOLO  424

Provvedimenti del giudice.

1. Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione [421, 422], il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere [425, 426] o decreto che dispone il giudizio [429].

2. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti.

3. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria [128]. Le parti hanno diritto di ottenerne copia.

4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere [426], il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia [544].

ARTICOLO  425

(1) (2) Sentenza di non luogo a procedere.

1. Se sussiste una causa che estingue il reato [150 s. c.p.] o per la quale l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita [336 s., 649], se il fatto non è previsto dalla legge come reato ovvero quando risulta che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o che si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa, il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere, indicandone la causa nel dispositivo.

2. Ai fini della pronuncia della sentenza di cui al comma 1, il giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Si applicano le disposizioni dell'articolo 69 del codice penale.

3. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

4. Il giudice non può pronunciare sentenza di non luogo a procedere se ritiene che dal proscioglimento dovrebbe conseguire l'applicazione di una misura di sicurezza diversa dalla confisca (3).

5. Si applicano le disposizioni dell'articolo 537.

(1) Articolo così sostituito dall'art. 23 l. 16 dicembre 1999, n. 479.

(2) Per la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, v. art. 611d.lgs.. 8 giugno 2001, n. 231.

(3) Comma così modificato dall'art. 2-sexies d.l. 7 aprile 2000, n. 82, conv., con modif., nella l. 5 giugno 2000, n. 144.

ARTICOLO  426

Requisiti della sentenza.

1. La sentenza [546] contiene:

a) l'intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata;

b) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti private;

c) l'imputazione [417, 423, 521];

d) l'esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata;

e) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;

f) la data [111] e la sottoscrizione [110] del giudice.

2. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione [5462].

3. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3, la sentenza è nulla se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del giudice [546].

ARTICOLO  427

Condanna del querelante alle spese e ai danni.

1. Quando si tratta di reato per il quale si procede a querela della persona offesa [120 c.p.; 336 s.], con la sentenza di non luogo a procedere [425] perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso il giudice condanna il querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato [542] (1).

2. Nei casi previsti dal comma 1, il giudice, quando ne è fatta domanda, condanna inoltre il querelante alla rifusione delle spese sostenute dall'imputato e, se il querelante si è costituito parte civile [76 s.], anche di quelle sostenute dal responsabile civile [83 s.] citato o intervenuto. Quando ricorrono giusti motivi, le spese possono essere compensate in tutto o in parte [542].

3. Se vi è colpa grave, il giudice può condannare il querelante a risarcire i danni all'imputato e al responsabile civile che ne abbiano fatto domanda.

4. Contro il capo della sentenza di non luogo a procedere che decide sulle spese e sui danni possono proporre impugnazione, a norma dell'articolo 428, il querelante, l'imputato e il responsabile civile.

5. Se il reato è estinto per remissione della querela [152-156 c.p.], si applica la disposizione dell'articolo 340, comma 4.

(1) La Corte cost., con sentenza 21 aprile 1993, n. 180, ha dichiarato llillegittimità costituzionale del presente comma dichiarato «nella parte in cui prevede, nel caso di proscioglimento dell'imputato per non aver commesso il fatto, che il giudice condanni il querelante al pagamento delle spese anticipate dallo Stato anche quando risulti che l'attribuzione del reato all'imputato non sia ascrivibile a colpa del querelante». La Corte cost., con sentenza 3 dicembre 1993, n. 423, ha dichiarato llillegittimità costituzionale del medesimo comma «nella parte in cui prevede, nel caso di proscioglimento dell'imputato perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, che il giudice condanni il querelante al pagamento delle spese anticipate dallo Stato anche in assenza di qualsiasi colpa a questi ascrivibile nell'esercizio del diritto di querela».

ARTICOLO  428

(1) Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere.

1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione:

a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale [594];

b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso [593].

2. La persona offesa può proporre ricorso per cassazione [606] nei soli casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7. La persona offesa costituita parte civile può proporre ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 606.

3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127 [599].

(1) Articolo così sostituito dall'art. 4 l. 20 febbraio 2006, n. 46. Il testo dell'articolo era il seguente: «1. Salvo quanto previsto dall'articolo 593, comma 3, contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre appello: a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale; b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso. - 2. Sull'impugnazione decide la corte di appello in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127. - 3. La persona offesa dal reato può ricorrere per cassazione nei casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7. - 4. Il procuratore della Repubblica, il procuratore generale e l'imputato possono proporre ricorso immediato per cassazione a norma dell'articolo 569. - 5. Se la sentenza è inappellabile, il procuratore generale, il procuratore della Repubblica e l'imputato possono ricorrere per cassazione. - 6. In caso di appello del procuratore della Repubblica o del procuratore generale, la corte di appello, se non conferma la sentenza, pronuncia decreto che dispone il giudizio ovvero sentenza di non luogo a procedere con formula meno favorevole all'imputato. - 7. In caso di appello dell'imputato, la corte di appello, se non conferma la sentenza, pronuncia sentenza di non luogo a procedere con formula più favorevole all'imputato. - 8. Contro la sentenza di non luogo a procedere pronunciata in grado di appello possono ricorrere per cassazione l'imputato e il procuratore generale. - 9. In ogni caso la corte di cassazione decide in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 611».

 


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