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nuove prove in dibattimento: preclusioni e aperture

nuove prove in dibattimento: preclusioni e aperture. Limiti delle produzioni documentali e di atti nel corso del dibattimento alla luce delle norme del codice e della giurisprudenza di legittimità

La questione inerente il limite di ammissibilità di nuove acquisizioni probatorie e di prove non rientranti nell'ambito delle richieste formulate dalle parti ed ammesse dal Giudice subito dopo l'apertura del dibattimento, involge l'esame di diverse norme del codice del rito penale e le relative pronunce della giurisprudenza di legittimità intervenute a chiarimento.

In primo luogo, dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio, l'art. 431 del cpp prevede la formazione in contraddittorio del fascicolo del dibattimento con l'inserimento, tra gli altri, degli atti irripetibili, degli atti costituenti condizioni della procedibilità dell'azione (querela, richiesta di procedimento ecc), del corpo del reato e delle altre cose ad esso pertinenti. In relazione alla documentazione inserita nel fascicolo per il dibattimento, il codice prevede che, tra le questioni preliminari, vi sia anche quella concernente l'espunzione degli atti che non avrebbero dovuto esservi inseriti.
Dispone, al riguardo, l'art. 491 cpp che, tra le questioni preliminari, pena la successiva preclusione, debbano essere sottoposte al giudice quelle: "concernenti il contenuto del fascicoloper il dibattimento [431, 450, 457] e la riunione [17] o la separazione [18] dei giudizi, salvo che la possibilità di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento".

Dalla disposizione testè citata, la giurisprudenza ha desunto che non sussista alcuna preclusione alla produzione successiva all'apertura del dibattimento degli atti che, a mente dell'art. 431 cpp, avrebbero essere inseriti nel fascicolo del dibattimento e non lo sono stati.

Si veda, in tal senso, Cassazione penale  sez. VI 06 febbraio 2003 n. 23246 secondo cui: "La formazione del fascicolo per il dibattimento ha lo scopo di consentire la selezione degli atti e dei documenti che saranno conoscibili preventivamente dal giudice del dibattimento, ma non ha alcuna efficacia preclusiva nell'ambito del procedimento di ammissione della prova. Ne consegue che le questioni concernenti il contenuto del fascicolo, cui si riferisce la preclusione posta dall'art. 491 c.p.p., sono soltanto quelle intese a ottenere l'esclusione di atti o documenti che si assumono erroneamente inseriti; mentre le questioni relative all'eventuale inclusione di altri atti o documenti non rimangono in alcun modo precluse, al pari delle ulteriori eventuali valutazioni del giudice circa l'ammissibilità della prova desumibile sia dagli atti inseriti nel fascicolo, sia da atti che erroneamente non vi siano stati inseriti".

L'art. 493 c.p.p., da leggere in combinato disposto con l'art. 468 c.p.p., pone l'obbligo di formulare le richieste di prova alle parti subito dopo l'apertura del dibattimento (nell'ordine, prima il PM, poi la parte civile successivamente il responsabile civile, per ultimo l'imputato). L'art. 468 c.p.p. prevede che i testimoni, i periti o consulenti tecnici nonché le persone indicate nell'articolo 210 devono essere indicate dalla parte che intenda esaminarle in dibattimento, a pena di inammissibilità, mediante deposito in cancelleria, almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento di una lista con la indicazione delle circostanze su cui deve vertere l'esame.

La giurisprudenza ha avuto modo di rilevare, da un canto, come la preclusione di cui all'art. 493 cpp si riferisca solo alle prove orali essendo sempre ammissibile, in corso di dibattimento, l'acquisizione di documenti.

Cassazione penale  sez. VI 27 gennaio 2009 n. 5908

L'art. 493 c.p., riguardante l'esposizione introduttiva e le richieste di prova avanzate dalle parti, non prevede una preclusione temporale alla esibizione di documenti e all'ammissione degli stessi da parte del giudice in un momento successivo a quello fissato dalla norma suddetta, essendo tale preclusione esplicitamente limitata alle prove che devono essere indicate nelle liste di cui all'art. 468 c.p. Pertanto, in caso di documenti, cioè di atti "precostituiti", le limitazioni temporali indicate dal citato art. 493 c.p. non valgono, fermo restando che in caso di esibizione di documenti, successiva all'esposizione introduttiva, deve essere garantitoalle altre parti il diritto di esaminarli, secondo quanto prescrive l'art. 495, comma 3, c.p.p.

Per altro verso, facendo leva sull'art. 507 c.p.p., si è ritenuto che non vi sia, in realtà, una preclusione assoluta alla presentazione di richieste di prova in corso di dibattimento ove assolutamente necessarie ai fini della decisione.

Corte costituzionale 26 febbraio 2010 n. 73

Non è fondata, in riferimento all'art. 111 cost., la q.l.c. dell'art. 507 c.p.p., nella parte in cui - secondo l'interpretazione accolta dalle sezioni unite della Corte di cassazione - consente al giudice di disporre l'assunzione di nuovi mezzi di prova anche quando si tratti di prove dalle quali le parti sono decadute per mancato o irrituale deposito della lista prevista dall'art. 468 c.p.p. e, a seguito di tale decadenza, non vi sia stata alcuna acquisizione probatoria. La questione è sollevata sulla base di una premessa - quella che il potere di ammissione delle prove previsto dall'art. 507 c.p.p. abbia carattere necessariamente officioso - che contrasta con il dato normativo, dal quale emerge inequivocamente, al contrario, che il potere in discussione può essere esercitato dal giudice sia d'ufficio che su istanza di parte. Né tale interpretazione vanifica la sanzione dell'inammissibilità, prevista dall'art. 468, comma 1, c.p.p. per il mancato o irrituale deposito della lista dei testimoni di cui le parti intendano chiedere l'esame, in quanto diritto delle parti alla prova e potere(-dovere) di ammissione della prova ai sensi dell'art. 507 c.p.p. hanno parametri diversi: negativo il primo (non manifesta superfluità o irrilevanza); positivo la seconda (assoluta necessità), sicché l'esercizio del potere di cui all'art. 507 c.p.p. non "neutralizza" la sanzione di inammissibilità, in quanto la parte decaduta ai sensi dell'art. 468, comma 1, c.p.p. rischia di vedersi comunque denegata, o ristretta, l'ammissione delle prove a suo favore, anche nel caso in cui non vi sia stata alcuna precedente acquisizione probatoria, fermo restando, peraltro, che, nel caso di esercizio di detto potere, spetta ad ogni parte con interesse contrapposto il diritto alla prova contraria ai sensi dell'art. 495, comma 2, c.p.p. (sent. n. 111 del 1993).

Cassazione penale  sez. un. 17 ottobre 2006 n. 41281

Il potere del giudice di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., può essere esercitato pur quando non vi sia stata precedente acquisizione di prove, e anche con riferimento a prove che le parti avrebbero potuto chiedere e non hanno chiesto, ma sempre che l'iniziativa probatoria sia assolutamente necessaria e miri, pertanto, all'assunzione di una prova decisiva nell'ambito delle prospettazioni delle parti, non essendo consentito, invece, che il giudice possa coltivare un'ipotesi autonoma e alternativa, pena la violazione del basilare principio di terzietà della giurisdizione.
 
art. 431 cp

(1) Fascicolo per il dibattimento.

1. Immediatamente dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne fa richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine di quindici giorni, per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il dibattimento sono raccolti:
a) gli atti relativi alla procedibilità dell'azione penale [336] e all'esercizio dell'azione civile [76 ss.];
b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria [352, 354, 386 3];
c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero [244, 245, 246, 247, 249, 250, 253, 360] e dal difensore [391-decies2-4] (2);
d) i documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non ripetibili assunti con le stesse modalità;
e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio [392];
f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera d), assunti all'estero a seguito di rogatoria internazionale [727] ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro consentite dalla legge italiana;
g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti indicati nell'articolo 236;
h) il corpo del reato [253 2] e le cose pertinenti al reato [2531], qualora non debbano essere custoditi altrove.
2. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva [493 3, 507 1-bis].
(1) Articolo così sostituito dall'art. 26 l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(2) Lettera così modificata dall'art. 15 l. 7 dicembre 2000, n. 397.



468 cpp

Citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici.

1. Le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni [194 s.], periti [220 s.] o consulenti tecnici [225, 233, 359, 360] nonché delle persone indicate nell'articolo 210 devono, a pena di inammissibilità [173, 4932], depositare in cancelleria, almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento [1725], la lista con la indicazione delle circostanze su cui deve vertere l'esame [2102] (1).
2. Il presidente del tribunale o della corte di assise, quando ne sia fatta richiesta, autorizza con decreto la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell'articolo 210, escludendo le testimonianze vietate dalla legge [62, 194 s.] e quelle manifestamente sovrabbondanti [190]. Il presidente può stabilire che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici, nonché delle persone indicate nell'articolo 210 sia effettuata per la data fissata per il dibattimento ovvero per altre successive udienze nelle quali ne sia previsto l'esame [145 att.]. In ogni caso, il provvedimento non pregiudica la decisione sull'ammissibilità della prova a norma dell'articolo 495 (2).
3. I testimoni e i consulenti tecnici indicati nelle liste possono anche essere presentati direttamente al dibattimento.
4. In relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere la citazione a prova contraria di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero presentarli al dibattimento [4952].
4-bis. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale [238] deve farne espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di dichiarazioni di persone delle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è autorizzata dal presidente solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dell'articolo 495 (3).
5. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del perito nominato nell'incidente probatorio a norma dell'articolo 392, comma 2.
(1) Comma modificato dall'art. 381l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(2) Comma così sostituito dall'art. 38 2 l. n. 479, cit.
(3) Comma inserito dall'art. 7 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.

491 cpp

Questioni preliminari.

1. Le questioni concernenti la competenza [21, 23] per territorio o per connessione, le nullità indicate nell'articolo 181, commi 2 e 3, la costituzione di parte civile [76, 80], la citazione o l'intervento del responsabile civile [83, 85, 86] e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria [89] e l'intervento degli enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 sono precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti [484 s.] e sono decise immediatamente [478].
2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento [431, 450, 457] e la riunione [17] o la separazione [18] dei giudizi, salvo che la possibilità di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.
3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e da un difensore per ogni parte privata. La discussione deve essere contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.
4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il dibattimento ovvero eliminati da esso [148 att.].
5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza [586].


493 cpp

(1) Richieste di prova.
1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.
2. È ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva [4312].
4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 40 l. 16 dicembre 1999, n. 479.

 

 





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