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pericolo di reiterazione desunto da post su FB

Con una recente pronuncia la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che il pericolo di reiterazione del reato possa desumersi anche da sintomatici post lasciati su FB
 
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Cassazione penale, sez. IV, 09/01/2018,  n. 6539

Il rischio di reiterazione del reato deve valutarsi sulla probabilità che il soggetto, tenendo conto delle circostanze oggettive e soggettive, possa ricadere nel delitto e in tale valutazione assumono rilievo anche fattori esterni.

Ai fini dell'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di dimora, lo stato di pericolosità dell'indagato può desumersi da condizioni "oggettive ed esterne", come il fatto di compiacersi in internet, mediante la pubblicazione di post su facebook, di saper modificare i motori di automobili.


La Corte, con una recente pronuncia, dovendo valutare la legittimità di una misura coercitiva dell'obbligo di dimora dalle ore 21.00 alle ore 6.00 applicata ad un imputato per il delitto di mocidio colposo, motivata dal pericolo di reiterazione del reato di cui all'art. 274 c.p.p. ha ritenuto corretta la valutazione del GIP che aveva tratto argomento per inferire tale pericolo da un post lasciato dall'imputato su FB ove questi menava vanto in ordine alle sue capacità di modificare i motori di motoveicoli. 

A seguito dell'applicazione, era stato proposto riesame ai sensi dell'art. 309 c.p.p. al fine di richiederne l'annullamento ma il provvedimento era stato confermato

A tale riguardo, deve ricordarsi che, accertata la sussistenza delle condizioni generali di applicabilità di cui all'art. 273 c.p.p., il fondamento dell'applicazione delle misure si ravvisa nella tutela delle esigenze cautelari ex art. 274 c.p.p. inerenti l'acquisizione della prova (lett. a)), il pericolo di fuga (lett. b)) e, come nel caso di specie, il rischio che il soggetto commetta altri reati della stessa specie reiterando la medesima condotta (lett. c)).

Giova, altresì, ricordare in questa sede come il requisito dell'attualità sia stato affiancato a quello della concretezza dall'art. 2, comma 1, lett. a) legge 47/2015.

Sul punto, si è statuito che: «in tema di presupposti per l'applicazione delle misure cautelari personali, il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell'art. 274, lett. c), c.p.p. dalla l. 16 aprile 2015, n. 47, non richiede la previsione di una specifica occasione per delinquere, ma una valutazione prognostica fondata su elementi concreti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare»Cass. pen., Sez. II, 14 dicembre 2016,n. 11511.

E ancora, si è ritenuto che: «in materia di misure cautelari personali, ai fini delle esigenze cautelari di cui all'art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p., il requisito dell'"attualità" sussiste in relazione alla riconosciuta esistenza di potenziali occasioni prossime favorevoli alla commissione di nuovi reati, ovvero della presenza di elementi indicativi recenti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare»Cass. pen., Sez. II, 13 ottobre 2016,n. 47905.




Cassazione penale, sez. IV, 09/01/2018, (ud. 09/01/2018, dep.09/02/2018),  n. 6539

2. Va, preliminarmente condiviso il principio secondo cui "In tema di misure cautelari personali, il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato richiede una valutazione prognostica circa la probabile ricaduta nel delitto, fondata sia sulla permanenza dello stato di pericolosità personale dell'indagato dal momento di consumazione del fatto sino a quello in cui si effettua il giudizio cautelare, desumibile dall'analisi soggettiva della sua personalità, sia sulla presenza di condizioni oggettive ed "esterne" all'accusato, ricavabili da dati ambientali o di contesto - quali le sue concrete condizioni di vita in assenza di cautele - che possano attivarne la latente pericolosità, favorendo la recidiva. Ne consegue che il pericolo di reiterazione è attuale ogni volta in cui sussista un pericolo di recidiva prossimo all'epoca in cui viene applicata la misura, seppur non imminente. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la valutazione prognostica non può estendersi alla previsione di una "specifica occasione" per delinquere, che esula dalle facoltà del giudice). (Sez. 2, n. 53645 del 08/09/2016 - dep. 16/12/2016, Lucà, Rv. 26897701; cfr. anche da ultimo: Sez. 5, Sentenza n. 33004 del 03/05/2017 Cc. dep. 06/07/2017 Rv. 271216; Sez. 2, n. 18744 del 14/04/2016 - dep. 05/05/2016, Foti, Rv. 26694601). L'orientamento espresso per il caso di misure cautelari che privano della libertà è nondimeno estensibile anche alle ipotesi meno afflittive, come quella dell'obbligo di dimora, dovendo tenersi presenti gli stessi criteri di concretezza ed attualità del pericolo.

3. Nel caso di specie il provvedimento impugnato non è incorso in alcuna violazione della legge processuale penale, nè presenta vizi motivazionali.

4. Con esso si esamina, infatti, sia la sussistenza della concretezza del pericolo di reiterazione del reato, che la sua attualità.

5. Sotto il primo profilo, la Corte valorizza la personalità dell'interessato che si compiace della sua capacità di aumentare in modo illecito la potenza dei motori delle auto sui social network, da ciò desumendo la concreta possibilità di reiterare la condotta.

Rispetto a siffatta motivazione il ricorrente non individua l'errore logico-giuridico dell'assunto, limitandosi ad sottolineare l'incensuratezza dell'indagato ed il tempo trascorso dal fatto, prima dell'applicazione della misura.

Si tratta, nondimeno, di osservazioni prive di forza demolitoria, perchè la concretezza, come elemento della reale e non ipotetica probabilità di reiterazione, si desume ai sensi dell'art. 274, lett. c) anche dalla positiva capacità di porre in essere comportamenti illeciti, evincibile da condotte dell'interessato che, per la loro diffusività, dimostrino noncuranza in ordine al rispetto delle regole. In relazione a questa argomentazione posta, insieme con quella relativa all'attualità del pericolo, alla base del provvedimento di rigetto, il ricorrente nulla eccepisce, neppure affermando le ragioni dell'indifferenza di simili comportamenti rispetto alla sussistenza della concretezza del pericolo.

D'altro canto non può ritenersi, come preteso, che l'incensuratezza renda contraddittoria l'affermazione del pericolo di recidiva.

Essa infatti "ha valenza di mera presunzione relativa di minima pericolosità sociale, che ben può essere superata valorizzando l'intensità del pericolo di recidiva desumibile dalle accertate modalità della condotta in concreto tenuta (Sez. 2^, n. 4820 del 23/10/2012 - dep. 30/01/2013, Mellucci, Rv. 255679)" e non è di per sè incompatibile con la prognosi sfavorevole ma richiede l'evidenziazione di elementi che denotino la probabile non occasionalità del fatto, come si è visto chiaramente indicati dal giudice del riesame nel provvedimento.

Nè può ritenersi che il tempo trascorso fra i fatti oggetto dell'accusa ed il tempo di applicazione della misura sia di per sè sintomatologico dell'insussistenza della concretezza del pericolo, laddove si motivino compiutamente le ragioni della sua irrilevanza, rinvenute nel caso di specie nello stesso stile di vita dell'interessato, amante della velocità e sprezzante del pericolo da questa causato, come dimostrato dalla sua condotta portata alla più larga conoscenza di terzi, a mezzo del suo profilo Facebook.

6. Sotto il diverso profilo dell'attualità, invece, l'ordinanza di reiezione giustifica il rigetto sottolineando che la reiterazione della condotta non sarebbe esclusa per il solo fatto della privazione della patente e per il sequestro della autovettura, stante la possibilità di fare a meno sia dell'una che dell'altra.

7. In questo caso, l'attualità del pericolo è valutata sotto il profilo prognostico avuto riguardo alla probabilità di ricaduta, da due diversi punti di vista. Da un lato, si fa riferimento alla possibilità che egli, essendosi fatto vanto delle sua capacità di alterazione dei motori, possa averlo fatto anche per terzi, con ciò ponendo le basi per la ripetizione della condotta, indipendentemente dalla privazione della sua automobile, dall'altro, si sottolinea che la mancanza del titolo abilitativo non impedisce all'interessato di porsi alla guida, trattandosi di un provvedimento meramente formale.

8. Anche con riferimento a siffatto secondo requisito l'ordinanza, seppure motivata in modo stringato, appare sostanzialmente incensurabile, quantomeno avuto riguardo ai motivi introdotti con il ricorso. Anche se, infatti, non si dà conto in modo espresso della prossimità concreta di occasioni favorevoli alla commissione di altri reati, vi è che la natura stessa del rimprovero (alta velocità capace di causare gravissimi sinistri) è connaturata ad un'attività umana, come quella di guida di veicoli, per la quale la dimensione dell'attualità di ripetizione dell'atto è intrinseca e dipende solo dalla fruibilità di un mezzo e dalla volontà di porsi alla guida. Cosicchè la mera privazione del mezzo di proprietà e dell'abilitazione a condurre dei veicoli, non appare sufficiente ad elidere di per sè il pericolo, connesso solo alla volontà del soggetto, cui chiunque può mettere a disposizione un'automobile, tanto più laddove sia dimostrata la sua capacità di modificare i motori.
 
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