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ricusazione per incompatibilitą e reati associativi
ricusazione per incompatibilità e reati associativi: quando la pronuncia di condanna nei confronti di taluno dei coimputati legittima la ricusazione del giudice da parte degli altri
 
La ricusazione del giudice, ai sensi dell'art. 37 c.p.p., può essere richiesta nei casi di incompatibilità individuati dall'art. 34 cpp. L'ambito applicativo di quest'ultimo articolo si è vieppiù arricchito a seguito dei ripetuti interventi della Corte Costituzionale che, in particolare, nel 1996, ha dichiarato l'incostituzionalità della norma - «nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare una precedente sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale la posizione di quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilità penale sia già stata comunque valutata» (Corte cost. 2 novembre 1996, n. 371).
 
A seguito dell'intervento additivo della Consulta, un profilo particolarmente  problematico è quello relativo alla possibilità di ricusazione del giudice penale nell'ambito di coimputazioni per reati associativi, laddove i diversi imputati siano giudicati separatamente per ragioni di carattere processuale (ad esempio a seguito della scelta di un rito speciale da parte di taluno dei coimputati) ovvero per altre ragioni connesse alla peculiare articolazione dell'associazione (ad esempio qualora caratterizzata da diverse cellule associative reciprocamente indifferenti) o infine per ulteriori e non preventivabili evoluzioni del processo.
 
In tali casi si pone, in sostanza, il problema se la coimputazione effettuata dal PM valga, di per sè, a determinare una situazione di incompatibilità del giudice che abbia accertato la responsabilità di uno dei coimputati, nell'ambito del processo  a carico degli altri.
La giurisprudenza appare orientata nel senso che la situazione di incompatibilità (legittimante la ricusazione del giudice e/o la sua astensione nel processo riguardante gli altri coimputati) debba verificarsi in concreto e solo alla luce della specifica motivazione sottesa ad un'eventuale pronuncia di condanna emessa nei confronti dei coimputati.

In particolare, ha avuto modo di osservare la Suprema Corte che:"non si determina l'incompatibilità del giudice (e dunque non si legittima la ricusazione di questi), nel procedimento a carico di persona imputata in concorso con altri, per effetto di una deliberazione sulla richiesta di applicazione della pena proposta dai concorrenti, neppure nei casi di concorso necessario, a meno che non risulti che il giudice, nel vagliare le altrui posizioni, abbia effettuato anche una concreta delibazione dell'accusa concernente l'imputato rimasto estraneo alla richiesta di patteggiamento" (cfr. Cass. n.8472/2005, ma anche di recente Cass. n.34082/2011).
 
E', tuttavia, d'immediata evidenza che tale riscontro non può essere fatto ex ante in astratto ma solo ex post all'esito della valutazione delle risultanze istruttorie dei due o più processi, sicchè, in via cautelativa, tranne che specifiche urgenze processuali suggeriscano una diversa soluzione, la riunione appare la soluzione preferibile onde non incorrere ex post nella situazione di incompatibilità di cui all'art. 37 c.p.p.
Si riportano, qui di seguito, alcune pronunce sul punto.


Corte appello  Reggio Calabria  sez. I 25 ottobre 2011



Secondo l'insegnamento della Corte Suprema di Cassazione, "non si determina l'incompatibilità del giudice (e dunque non si legittima la ricusazione di questi), nel procedimento a carico di persona imputata in concorso con altri, per effetto di una deliberazione sulla richiesta di applicazione della pena proposta dai concorrenti, neppure nei casi di concorso necessario, a meno che non risulti che il giudice, nel vagliare le altrui posizioni, abbia effettuato anche una concreta delibazione dell'accusa concernente l'imputato rimasto estraneo alla richiesta di patteggiamento" (cfr. Cass. n.8472/2005, ma anche di recente Cass. n.34082/2011).
Invero, dalla documentazione in atti emerge chiaramente che la dott.ssa Silvana Grasso, nella sentenza ex art.444 c.p.p. ai danni di B. N., correo degli imputati odierni istanti, non ha espresso alcuna valutazione sul merito della res iudicanda, limitandosi a valutare le condizioni soggettive del B. ai fini della congruità della pena indicata ed a prendere atto della insussistenza delle condizioni per l'applicazione dell'art.129 c.p.p. in ragione dell'ammissione dei fatti contestati da parte del B. N. negli interrogatori dallo stesso resi.


Cassazione penale  sez. IV 16 giugno 2011 n. 34082

Nel procedimento a carico di persona imputata in concorso con altri, in seguito ad una deliberazione sulla richiesta di applicazione della pena proposta dai concorrenti, la ricusazione del giudice può trovare fondamento solo quando il giudice del patteggiamento, nel vagliare le altrui posizioni, abbia effettuato anche una concreta delibazione dell'accusa concernente l'imputato rimasto estraneo alla richiesta di patteggiamento


Cassazione penale  sez. V 26 gennaio 2005 n. 8472


In tema di ricusazione, l'incompatibilità del giudice componente del collegio che ha emesso sentenza ai sensi dell'art. 444 c.p.p. nei confronti di soggetto imputato di reato a concorso necessario va apprezzata in concreto, con riferimento alla singola (e differenziata) condotta e non in astratto, con riferimento alla semplice imputazione.


Motivi della decisione
C. L. ricorre avverso l'ordinanza in epigrafe, con la quale è stata dichiarata inammissibile l'istanza di ricusazione proposta nei confronti del dr.S. S. giudice del tribunale di Camerino, dai difensori di esso ricorrente, nonché l'analoga istanza da questo ultimo proposta nei confronti del predetto magistrato.
Egli lamenta violazione di legge, poiché il dr. S. ha concorso, quale membro del collegio penale del tribunale di Camerino, alla pronuncia resa nei confronti del coimputato C. A. P., ai sensi dell'art. 444 c.p.p..
Il ricorrente denuncia pure vizio di motivazione, in ordine alla condanna di .1.000 quale sanzione pecuniaria da versare alla cassa delle ammende.
- Le doglianze sono manifestamente infondate.
Con la ben nota pronuncia n. 371/96 la Corte Cost.le ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 34, c. 2 cpp, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare una precedente sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale la posizione di quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilità penale sia già stata comunque valutata.
È stato statuito, di conseguenza, che l'avere concluso con sentenza di patteggiamento il procedimento relativo alla posizione di alcuni coindagati non determina incompatibilità alla partecipazione al giudizio nei confronti dei concorrenti nel medesimo reato.
L'incompatibilità non è configurabile neppure con riferimento ai reati a concorso necessario, ove il giudice non abbia valutato il merito e la posizione del terzo (v. e pluribus, cass. sez. V, cc. 2.X.97, n. 4201, Lancini; id. cc. 9.2.01, n. 9239, Foscale).
É stato successivamente precisato che nel caso di concorso di persone nel reato alla comunanza della imputazione fa riscontro una pluralità di condotte distintamente ascrivibili a ciascuno dei concorrenti, tali da formare oggetto di autonome valutazioni, salva l'ipotesi estrema presa in esame dalla sentenza n. 371/96, in cui la posizione del concorrente nel medesimo reato, già oggetto di precedente valutazione, costituisca "elemento essenziale per la stessa configurabilità del reato contestato agli altri concorrenti" (Corte Cost. le, ord. n. 490 del 20 - 26 novembre 2002).
- In sostanza, l'oggetto della valutazione pregiudicante è dato non dal reato associativo, ma dalla condotta differenziata di ciascun imputato.
Sicché, ove la posizione del terzo non sia stata oggetto di valutazione, non sussiste l'incompatibilità.
Occorre, insomma, la concreta e non astratta o presunta implicazione del vaglio del soggetto terzo che non sia parte nel procedimento, affinché l'incompatibilità si configuri.
- Manifestamente infondata come rettamente osserva anche il PG requirente - è anche l'altra censura formulata, ove si pensi che la sanzione pecuniaria consegue all'inammissibilità e l'entità della stessa è rimessa alla discrezionalità del giudice ( cass. sez. V, 30.4.03, n. 15661; sez. VI, cc. 23.1.97, n. 237, Tonini).
All'inammissibilità del ricorso proposto consegue la condanna alle spese del procedimento ed alla sanzione pecuniaria, stabilita in . 500.





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