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societą di godimento e iscrizione alla gestione commercianti

La quesione della legittimità dell''iscrizione d'ufficio dei soci di società che si limitano al godimento di immobili di proprietà nella giurisprudenza di legittimità e di merito

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L'Inps, in base alle risultanze delle dichiarazioni fiscali dei contribuenti ed in particolare, alla luce della barratura di una casella con a fianco la dicitura attività prevalente presente nel modello unico, ha disposto l'iscrizione d'ufficio a tappeto di diversi soci di società di persone e di società di capitali ritenendo integrati tutti i presupposti di cui all'art. 1 comma 203 della legge n. 662 del 1996 per l'operatività dell'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla legge 22 luglio 1966, n. 613 e successive modificazioni ed integrazioni.
 
Tra l'altro, ha disposto l'iscrizione di soci di società di persone la cui attività si limitava al godimento di immobili di proprietà mediante la riscosssione dei canoni di affitto (sovente si trattava di società che si limitavano alla riscossione di canoni derivanti da un unico cespite immobiliare).
 
Di recente, sul punto, la Suprema Corte, Sez. VI (sent. n. 3145/2013) ha avuto modo di affermare, con chiarezza che “La società di persone il cui oggetto sociale sia limitato alla mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non rientra nel settore terziario, non svolgendo attività di intermediazione immobiliare, con esclusione dell'obbligo del socio di iscrizione e di versamento di contribuzione alla gestione commercianti, a prescindere da ogni considerazione sull'attività prevalente”.
 
Con tale pronuncia, la Suprema Corte ha affermato l’ulteriore principio dell’irrilevanza, sul piano previdenziale degli elementi di carattere fiscale. 
 
Va, però, sottolineato che, nell'ambito della giurisprudenza di merito, nonostante l'arresto della Suprema Corte, si riegistrano orientamenti contrastanti a volte motivati dalle peculiarità del caso concreto. Appare, infatti, ben diversa la fattispecie in cui la società risulti proprietaria di un unico immobile da quella in cui sia, invece, proprietaria di numerosi immobili ovvero da un unico fabbricato costituito da diverse unità immobiliari in quanto diverso è l'impegno richiesto per la gestione di compendi di diversa consistenza il che rileva al fine di stabilire se sussista una rilevante attività organizzativa a fondamento dell'impresa. 

Con sentenza del del 13 febbraio del 2015, il Tribunale di Perugia, uniformandosi all'orientamento della Suprema Corte, ha dichiarato inefficaci gli avvisi di addebito opposti dal contribuente sulla base della seguente motivazione  

Ai sensi dell’art. 1 comma 203 della l. n. 662 del 1996 “L'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla legge 22 luglio 1966, n. 613 e successive modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti:
a ) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita;
b ) abbiano la piena responsabilità dell'impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonchè per i soci di società a responsabilità limitata;
c ) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
d ) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli".
E’ pacifico che la sola attività per la quale l’INPS ha ritenuto l’esistenza dell’obbligo di iscrizione alla sua Gestione Commercianti e per la quale ha, quindi, emesso l’avviso di addebito opposto ha ad oggetto l’affitto di un unico compendio immobiliare, costituito da un negozio e dal relativo magazzino (complessivamente 120 mq).
Si trattava del compendio ove, sino all’anno 2001, l’opponente, insieme alla sorella, prima di cedere l’azienda, aveva svolto attività di merceria.
Dopo la cessione dell’attività, il compendio è stato locato e l’INPS ritiene che i redditi derivanti da tale locazione debbano essere assoggettati a contribuzione presso la sua Gestione  di cui alla l. n. 613/1966.
Ad avviso di questo giudicante, invece, nel caso di specie non solo manca la continuità e la prevalenza dell’attività di impresa ma non esiste l’impresa da intendersi, ai sensi dell’art. 2082 c.c. come l’esercizio professionale di un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizio.
L’affitto del’unico compendio immobiliare di complessivi 120 metri quadrati (negozio e magazzino), infatti, non richiede alcuna attività di organizzazione né costituisce, a rigore, uno scambio di beni e servizi.
Va, peraltro, evidenziato che la Suprema Corte, Sez. VI (sent. n. 3145/2013) ha avuto modo di affermare, con chiarezza che “La società di persone il cui oggetto sociale sia limitato alla mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non rientra nel settore terziario, non svolgendo attività di intermediazione immobiliare, con esclusione dell'obbligo del socio di iscrizione e di versamento di contribuzione alla gestione commercianti, a prescindere da ogni considerazione sull'attività prevalente”.
Con tale pronuncia, la Suprema Corte ha affermato l’ulteriore principio dell’irrilevanza, sul piano previdenziale degli elementi di carattere fiscale e, con motivazione che s’attaglia perfettamente al caso di specie ha precisato “il presupposto per l'iscrizione alla gestione commercianti è lo svolgimento da parte dell'interessato di attività commerciale, che nella specie non risulta. Quanto alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali e del terziario, la disciplina previgente è stata modificata dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 203 che così sostituisce la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1: "L'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla L. 22 luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell'impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonchè per i soci di società a responsabilità limitata; c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri e ruoli". Quindi il presupposto imprescindibile è che per l'iscrizione alla gestione commercianti vi sia un esercizio commerciale, la gestione dello stesso come titolare o come familiare coadiuvante o anche come socio di srl che abbia come oggetto un esercizio commerciale. Il che non ricorre nella specie come descritta in fatto dalla sentenza impugnata: la signora S. è socia di una società di persone, la quale non gestisce l'albergo, che è affittato ad altri, ma si limita alla riscossione dei canoni. Va quindi esclusa la ricorrenza della attività a cui la legge ricollega l'obbligo di iscrizione e il versamento di contribuzione alla gestione commercianti, a prescindere da ogni considerazione sulla attività prevalente. Nè si può invocare, come sostenuto dall'Inps, l'ordinanza di questa Corte n. 845/2010, giacchè colà furono ritenuti dovuti i contributi alla gestione commercianti da parte di un socio di società che svolgeva attività di intermediazione immobiliare, che quindi rientrava nel settore terziario, mentre nel caso di specie, l'attività della società era limitata alla mera riscossione dei canoni di un immobile affittato, che quindi in tale settore non può rientrare”.






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