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verbale di vane ricerche e latitanza

L'esecuzione delle misure cautelari, il verbale di vane ricerche e lo stato di latitanza conseguente alla volontaria sottrazione alle mkisure custodiali all'ordine di carcerazione al divieto di espatrio e all'obbligo di dimora, la facoltà di disporre intercettazioni per la ricerca del latitante


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ARTICOLO  293

Adempimenti esecutivi.

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 156, l'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare [284, 285, 286; 92 att.] (1) consegna all'imputato copia del provvedimento e lo avverte della facoltà di nominare un difensore di fiducia; informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato [963] ovvero quello di ufficio designato a norma dell'articolo 97 e redige verbale [136] di tutte le operazioni compiute. Il verbale è immediatamente trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico ministero [1293-bis att.].

2. Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia cautelare [281-283, 288-290, 312] sono notificate [156-158, 161, 166] all'imputato.

3. Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del pubblico ministero e agli atti presentati con la stessa [291 1]. Avviso del deposito è notificato al difensore (2).

4. Copia dell'ordinanza che dispone una misura interdittiva [288-290] è trasmessa all'organo eventualmente competente a disporre l'interdizione in via ordinaria.

(1) Per la possibilità di ritardare l'emissione o disporre che sia ritardata l'esecuzione di provvedimenti di cattura, e per quella degli ufficiali di polizia giudiziaria addetti alle unità specializzate antidroga nonché delle autorità doganali di ritardare l'esecuzione di simili provvedimenti, v. l'art. 98 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Per il potere del pubblico ministero di ritardare l'esecuzione o disporre che sia ritardata l'esecuzione di provvedimenti che applicano una misura cautelare quando sia necessario in relazione alle indagini in tema di sequestro di persona a scopo di estorsione, v. l'art. 7 d.l. 15 gennaio 1991, n. 8, conv., con modif., nella l. 15 marzo 1991, n. 82, come modificato dalla l. 13 febbraio 2001, n. 45. V. anche nota 1 sub art. 253.

(2) Comma così modificato dall'art. 10 l. 8 agosto 1995, n. 332. Successivamente la Corte cost., con sentenza 24 giugno 1997, n. 192 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui non prevede la facoltà per il difensore di estrarre copia, insieme all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare, della richiesta del pubblico ministero e degli atti presentati con la stessa.

 

ARTICOLO  295

Verbale di vane ricerche.

1. Se la persona nei cui confronti la misura è disposta non viene rintracciata e non è possibile procedere nei modi previsti dall'articolo 293, l'ufficiale o l'agente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l'ordinanza [292].

2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara, nei casi previsti dall'articolo 296, lo stato di latitanza.

3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli articoli 266 e 267, può disporre l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni degli articoli 268, 269 e 270.

3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5 dell'articolo 103, il giudice o il pubblico ministero può disporre l'intercettazione di comunicazioni tra presenti [266 2] quando si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis nonché dall'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4) (1).

3-ter. Nei giudizi davanti alla corte d'assise, ai fini di quanto previsto dai commi 3 e 3-bis, in luogo del giudice provvede il presidente della corte (2).

(1) Comma inserito dall'art. 3-bis d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356, e successivamente così modificato, in sede di conversione, dall'art. 6 d.l. 18 ottobre 2001, n. 374, conv., con modif., in l. 15 dicembre 2001, n. 438.

(2) Comma aggiunto dall'art. 1 l. 14 febbraio 2006, n. 56, con effetto dal 16 marzo 2006.

ARTICOLO  296

Latitanza.

1. È latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare [285, 286], agli arresti domiciliari [284], al divieto di espatrio [281], all'obbligo di dimora [283 2] o a un ordine con cui si dispone la carcerazione [656].

2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza [295; 971 att.], il giudice designa un difensore di ufficio [97] al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell'ordinanza [292] con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore.

3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata [2452e trans.].

4. La qualità di latitante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia altrimenti perso efficacia [300-303, 304 4, 308, 309 10] ovvero siano estinti il reato [150 s. c.p.] o la pena [171 s. c.p.] per cui il provvedimento è stato emesso.

5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l'evaso [385 c.p.].

 

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