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La sentenza di non luogo a procedere — art. 425 c.p.p.

Il filtro dell'udienza preliminare: il GUP che proscioglie l'imputato perché gli elementi non sostengono l'accusa in giudizio. La riforma Cartabia ne ha alzato la soglia.

di Marco Buono — Università di Roma Aggiornata al 27 aprile 2026 Art. 425 c.p.p. · D.Lgs. 150/2022 Lettura ≈ 9 min

La sentenza di non luogo a procedere (NLP) è il provvedimento con cui il giudice dell'udienza preliminare (GUP) chiude la fase processuale evitando il rinvio a giudizio dell'imputato. Disciplinata dall'art. 425 c.p.p., costituisce il principale strumento di filtro tra indagine e dibattimento: impedisce che imputazioni fragili, contraddittorie o comunque non sostenibili davanti al giudice del dibattimento si traducano in un processo. La riforma Cartabia (D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150) ne ha riscritto la soglia decisoria, riallineando la regola di giudizio del GUP a una prognosi di condanna ragionevolmente sostenibile.

Funzione: il filtro dell'udienza preliminare

L'udienza preliminare è la sede in cui il giudice — terzo rispetto al pubblico ministero — verifica la sostenibilità dell'accusa formulata con la richiesta di rinvio a giudizio. La sentenza di non luogo a procedere è l'esito naturale di quel controllo quando l'imputazione non regge: serve a evitare che persone innocenti — o destinate comunque a essere assolte — siano sottoposte allo stress, ai costi e alla gogna del dibattimento. Si parla, non a caso, di filtro: non è un giudizio sul fatto, ma una verifica della meritevolezza processuale dell'accusa.

Presupposti ex art. 425 c.p.p. (versione ante-Cartabia)

Nella formulazione previgente, il GUP pronunciava sentenza di NLP nei casi indicati dai commi 1 e 3 dell'art. 425 c.p.p.: quando il fatto non sussisteva, l'imputato non lo aveva commesso, il fatto non costituiva reato o non era previsto dalla legge come reato; quando ricorreva una causa che estingueva il reato (tra cui la prescrizione); quando ricorreva una causa di non punibilità in senso lato; e — formulazione cardine — quando gli elementi acquisiti risultavano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio. La giurisprudenza prevalente, prima della riforma, leggeva tale clausola in chiave di prognosi di inutilità del dibattimento: il rinvio era da disporre ogni volta che l'esito del giudizio fosse incerto, restando il vero accertamento riservato al dibattimento.

La riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022)

Il D.Lgs. 150/2022 ha modificato il comma 3 dell'art. 425 c.p.p., introducendo una regola di giudizio più stringente: il GUP pronuncia sentenza di non luogo a procedere quando «gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna». Il criterio non è più la mera idoneità a sostenere l'accusa, ma la prognosi positiva di un esito di condanna nel successivo dibattimento. La modifica avvicina lo standard italiano a quello di altri ordinamenti europei e mira a ridurre i procedimenti che, pur sopravvivendo all'udienza preliminare, sfociano poi in assoluzione.

Art. 425, comma 3, c.p.p. (testo riformato dal D.Lgs. 150/2022)

«Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna».

Le formule di proscioglimento

La sentenza di NLP si esprime attraverso una formula che individua la ragione del proscioglimento: il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato, il fatto non è previsto dalla legge come reato, oppure il proscioglimento per causa estintiva o di non punibilità. La gerarchia tra formule non è indifferente: incide sull'effetto liberatorio per l'imputato e sulla legittimazione a impugnare. Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 6402 del 1997, hanno fissato il principio per cui, in presenza di più ragioni di proscioglimento, il giudice deve adottare la formula più favorevole all'imputato secondo l'ordine di gravità decrescente: il fatto non sussiste prevale su «non commesso», che a sua volta prevale su «non costituisce reato». Il principio si applica anche in fase di udienza preliminare ed è oggi assunto come canone interpretativo nell'art. 425 c.p.p.

Sentenza di NLP per cause estintive

Il GUP pronuncia NLP anche quando ricorra una causa estintiva del reato — tipicamente la prescrizione o l'amnistia. In questi casi opera il combinato disposto con l'art. 129 c.p.p., che impone al giudice di pronunciare immediatamente la sentenza di proscioglimento adottando, ove possibile, la formula più ampia nel merito. Se dagli atti emerge in modo evidente che il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso, la causa estintiva cede il passo al proscioglimento di merito, che è più favorevole all'imputato. La giurisprudenza prevalente subordina però l'operatività dell'art. 129 c.p.p. all'evidenza della formula liberatoria nel merito: in caso di dubbio, prevale la causa estintiva.

Impugnazione (art. 428 c.p.p.)

L'art. 428 c.p.p. disciplina i mezzi di gravame contro la sentenza di NLP. La legittimazione spetta al pubblico ministero, all'imputato e alla parte civile, ciascuno nei limiti del proprio interesse. Il PM impugna per contestare il proscioglimento; la parte civile per ottenere l'esercizio dell'azione penale ai fini risarcitori; l'imputato — che è già prosciolto — può impugnare soltanto per ottenere una formula più favorevole, in linea con il principio Sezioni Unite 1997. Competente a decidere è la corte d'appello, che procede in camera di consiglio nelle forme dell'art. 127 c.p.p. La pronuncia, ove accolga l'impugnazione, può rinviare gli atti al giudice di prime cure perché disponga il rinvio a giudizio o pronunci con altra formula.

Revoca per nuove fonti di prova (art. 434 c.p.p.)

La sentenza di NLP non è una sentenza di merito definitiva: non ha l'attitudine al giudicato propria della sentenza dibattimentale. L'art. 434 c.p.p. consente la revoca quando, dopo la pronuncia, sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova. L'iniziativa spetta al pubblico ministero, che propone la richiesta al giudice; la revoca, se concessa, comporta la riapertura della vicenda e l'instaurazione di una nuova udienza preliminare. Le «nuove fonti di prova» richieste dalla norma devono possedere consistenza tale da rendere ragionevolmente probabile il rinvio a giudizio: non è sufficiente una mera rilettura del materiale già disponibile.

Art. 434 c.p.p. — Revoca della sentenza di non luogo a procedere

«Se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, dispone la revoca della sentenza».

Differenza con archiviazione e con assoluzione dibattimentale

La sentenza di NLP si colloca in posizione intermedia tra archiviazione e assoluzione. L'archiviazione è disposta dal GIP prima dell'esercizio dell'azione penale, all'esito di una valutazione cartolare, su richiesta del pubblico ministero; manca un'udienza partecipata. La sentenza di NLP è invece pronunciata dopo l'esercizio dell'azione penale, all'esito di un'udienza partecipata con difensore e — eventualmente — parte civile, sulla base di un contraddittorio sui fascicoli del PM e della difesa. L'assoluzione dibattimentale, infine, è una sentenza di merito che si forma sulla prova assunta nel contraddittorio, gode dell'attitudine al giudicato e non è revocabile per nuove fonti di prova: solo la revisione (art. 629 c.p.p.) consente la riapertura.

Casistica

  • NLP per prescrizione del reato: causa estintiva intervenuta in udienza preliminare, formula adottata ai sensi dell'art. 129 c.p.p. salvo evidenza di proscioglimento di merito più favorevole.
  • NLP perché il fatto non sussiste: formula più ampia, preclude all'imputato l'interesse a impugnare e rende inammissibile la successiva azione civile fondata sui medesimi fatti.
  • NLP perché l'imputato non ha commesso il fatto: inattendibilità della prova individualizzante (riconoscimento, alibi, traccia), tipica dei processi indiziari.
  • NLP perché il fatto non costituisce reato: configurabilità di una scriminante (es. legittima difesa, esercizio del diritto) o assenza dell'elemento soggettivo nel reato proprio.
  • NLP per condotta non punibile ex art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), nei limiti applicativi consolidati dalla giurisprudenza prevalente.
  • NLP per inidoneità degli elementi a sostenere l'accusa: nuova soglia post-Cartabia, basata sulla ragionevole previsione di condanna.

Effetti del provvedimento

La sentenza di non luogo a procedere produce effetti processuali e sostanziali. Sul piano processuale, chiude la fase preliminare e impedisce il rinvio a giudizio salvo revoca; sul piano sostanziale, libera l'imputato dall'accusa con un provvedimento riconducibile alle pronunce di proscioglimento. La sentenza è iscritta nel casellario giudiziale ma — se di proscioglimento ampio — non vi figura per il rilascio dei certificati richiesti dal privato. Sul piano civilistico, l'efficacia di giudicato verso il giudice civile (artt. 651 ss. c.p.p.) è limitata: la sentenza di NLP non è equiparata, agli effetti dell'art. 652 c.p.p., alla sentenza dibattimentale. La parte civile può proseguire l'azione in sede civile salvo il limite del giudicato sostanziale.

Domande frequenti

Cos'è la sentenza di non luogo a procedere?

È la decisione con cui il GUP proscioglie l'imputato evitando il rinvio a giudizio. Disciplinata dall'art. 425 c.p.p., assolve la funzione di filtro: impedisce che giungano in dibattimento accuse non sostenibili.

Quando il GUP la pronuncia?

In presenza di causa estintiva o di non punibilità, quando il fatto non è reato, oppure — dopo la riforma Cartabia — quando gli elementi non consentono una ragionevole previsione di condanna.

Cosa è cambiato con la riforma Cartabia?

Il D.Lgs. 150/2022 ha riscritto il comma 3 dell'art. 425 c.p.p.: il GUP pronuncia il NLP quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna. La soglia si è alzata.

Chi può impugnarla?

L'art. 428 c.p.p. legittima il pubblico ministero, l'imputato (per ottenere una formula più favorevole) e la parte civile. Decide la corte d'appello in camera di consiglio.

Quando può essere revocata?

Ai sensi dell'art. 434 c.p.p., quando sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova che, sole o con quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio. La richiesta è del pubblico ministero.

Differenza con l'archiviazione?

L'archiviazione è disposta dal GIP prima dell'esercizio dell'azione penale; il NLP è pronunciato dal GUP dopo, all'esito di un'udienza partecipata con contraddittorio.

Prof. Marco Buono

Marco Buono

Professore ordinario · Università di Roma

Il Prof. Marco Buono insegna Diritto penale e Procedura penale presso l'Università di Roma Tor Vergata.

Si è occupato in modo continuativo della struttura dell'udienza preliminare, della regola di giudizio del GUP e degli effetti della riforma Cartabia sul filtro processuale.

40+ anni di esperienzaDiritto penaleProcedura penaleUniversità di Roma